Roma, 27 mar – Partiamo dalla definizione: il terzino fluidificante è un difensore che, a differenza di un semplice terzino, collabora anche alla fase offensiva del gioco. Quando nasce? La risposta è semplice: l’8 giugno 1958 allo stadio Rimnersvallens di Uddevalla, durante i Mondiali di Calcio in Svezia.

Terzino fluidificante, la prima “avanzata”

All’inizio del secondo tempo di Brasile-Austria, Nilton Santos decide di abbandonare la difesa, superare il centrocampo e arrivare, in maniera del tutto inusuale a quel tempo, fino all’area avversaria realizzando un gol “eccezzziunale”, per dirla alla Diego Abatantuono. Il momento viene descritto dettagliatamente da Edoardo Galeano nel suo Splendori e miserie del gioco del calcio dove ricorda che “il tecnico brasiliano, Vicente Feola, correva anche lui a bordo campo, ma oltre la linea laterale. Grondando sudore, gridava (a Santos): «Torna indietro, torna indietro!». Ma Nilton non era un pazzo solitario in quel Brasile che giocava con il 4-2-4: sull’altra fascia, intatti, anche Djalma Santos si prendeva la libertà di avanzare palla al piede oltre la metà campo e tentare anche la conclusione. I due Santos andarono così a formare la coppia di terzini più forte del periodo.

Nilton era soprannominato “Enciclopedia”, perché il calcio per lui non aveva segreti. Il gol all’Austria, difatti, non nacque per caso: fu il frutto di studi tattici che si sposavano con il desiderio del ct Feola di far bailar futebol ai giocatori brasiliani presenti in rosa. Il nuovo modo di attaccare l’area avversaria con i difensori, partorito nel ‘58, venne confermato anche nel Campionato del Mondo in Cile del 1962, consacrando Santos a nuova stella luminosa in mezzo ai vari Pelè, Garrincha, Didi e Altafini. Anche ai Mondiali di Messico ‘70 il Brasile, orfano dei due Santos, ripropose tale tema tattico e, purtroppo, ce lo ricordiamo bene noi italiani: andate a riguardare il gol di Carlos Alberto del definitivo 4-1 dei verdeoro sugli azzurri di Valcareggi proprio in finale.

Innovazione e rivoluzione italica

Questo nuovo ruolo richiedeva un giocatore di spinta, quindi forte fisicamente ma con grandi qualità tecniche e in Italia tutto ciò si traduceva in Giacinto Facchetti. Grazie alla veste più offensiva e alla fortuna di giocare nella grande Inter di Helenio Herrera, il “Cipe” divenne il primo difensore a superare quota 10 gol in campionato e le sue cavalcate sulla fascia, simili a quelle di Santos, portarono alla luce il termine fluidificante accostato per la prima volta alla parola terzino. Dopo di lui, altre squadre iniziarono a masticare tale adattamento tattico, andando a prediligere uno schema con un terzino fluidificante a sinistra e uno più difensivo a destra. Possiamo ricordare uno dei più grandi terzini italiani, Antonio Cabrini, le cui incursioni hanno portato trofei alla Juventus e alla Nazionale italiana, soprattutto ai Mondiali di Spagna del 1982.

Dall’adattamento italiano di Herrera passiamo ora alla rivoluzione targata Arrigo Sacchi. Abbiamo detto che in Italia era abitudine usare un terzino offensivo e uno più difensivo ma il profeta di Fusignano scelse di sfruttare la spinta sia di Paolo Maldini a sinistra che di Mauro Tassotti a destra, portando alla gloria europea quel grande Milan. Con la difesa a zona e con un maggior contributo difensivo da parte di tutti i giocatori, si arriva a ridosso del nuovo millennio, ovvero quando il terzino divenne sempre più un’ala aggiunta. Da qui nasceranno i vari Roberto Carlos, Serginho, Grosso, Marcelo, Spinazzola e Cancelo a sinistra e Cafù, Dani Alves, Zambrotta, J. Zanetti, Maicon e Lahm a destra.

Francesco Campa

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