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totti2Roma, 27 lug – Francesco Totti non è un calciatore come gli altri, nemmeno quando rilascia le interviste. A dispetto di una certa vulgata un po’ superficiale che lo bolla come “ignorantone”, il capitano giallorosso a volte è capace di assumere posizioni non banali e poco inclini al politicamente corretto. E’ il caso dell’ultima intervista rilasciata dal “pupone” alla Gazzetta dello Sport, in cui senza peli sulla lingua critica un calcio moderno legato ormai solo “ai soldi”, dove identità e appartenenza sembrano ormai relegate sempre più in secondo piano. “Se fosse per me tornerei indietro, quando c’era un massimo di due stranieri per ogni squadra“, spiega Totti. “Il resto invece dovrebbero essere italiani, con in campo due o tre stranieri. Nella nostra squadra non parliamo italiano, ma inglese. Giocatori, allenatori, preparatori, massaggiatori, tutti parlano in inglese. Ora sono tutti stranieri”. Il capitano della Roma affonda il coltello in quella che è ormai una piaga del calcio italiano, dove le formazioni composte per più della metà da stranieri sono la norma, con casi eccezionali di squadre scese in campo senza schierare nemmeno un nostro connazionale. Privilegiando i giocatori stranieri, anche scarsi, il livello generale della Serie A non ne ha beneficiato, anzi, ma soprattutto la nostra nazionale ha sempre più difficoltà a schierare giocatori di livello.

Non solo in campo ma anche sul profilo delle proprietà, le società calcistiche italiane stanno subendo una trasformazione, con l’arrivo di americani, indonesiani e cinesi. E’ possibile che la lamentela di Totti per una Roma dove “tutti parlano in inglese”, contenga anche una frecciatina al presidente giallorosso James Pallotta, con cui nello scorso anno non sono mancate le tensioni. Chi di sicuro è finito nel il mirino del capitano giallorosso è Gonzalo Higuain, al centro delle polemiche per il clamoroso trasferimento dal Napoli alla Juve. Totti la tocca piano: “I calciatori oggi sono un po’ come i nomadi, seguono i soldi e non il cuore“. Il capitano giallorosso, che quest’anno si appresta ad affrontare la venticinquesima stagione indossando la maglia della squadra della sua città, parla della sua scelta: “Forse è questa la differenza tra me e tutti gli altri. Non sono in tanti gli atleti che seguono il loro cuore. Scelgono di andare altrove per vincere e guadagnare di più, sono un po’ come dei nomadi. Se avessi pensato solo ai soldi avrei lasciato la Roma 10 anni fa. Avrei guadagnato di più di quanto faccio ora. Per me si tratta di altro, di passione, non di soldi”.

Totti inizialmente non cita direttamente Higuain, ma lo fa quando commenta i risultati della Nazionale: “Spero torni ad alti livelli, la Nazionale ha fatto bene agli ultimi Europei. L’Italia ha buoni prospetti che la aiuteranno nel futuro. Però i problemi ci sono. Lo sport è cambiato molto, ora al centro ci sono i soldi. I giocatori cambiano squadra più spesso, forse per fare più soldi. E’ più un fatto di affari che di passione. La gente va allo stadio per divertirsi e vedere un giocatore che sta sempre nella stessa squadra. Si aspettano che non li tradisca. Guardate quello che è successo ora con Higuain dal Napoli alla Juve. E’ un disastro. Però è del tutto normale ora che quando uno straniero arriva in Italia abbia la possibilità di andare in un’altra squadra per fare più soldi. È un problema di mentalità, non è che tutti gli stranieri sono Maradona”.

Tutto sembra legato proprio ad una questione di “mentalità”. Sarò per motivi di natura generazionale, visto che Totti nato nel 1976 si è appassionato ad un calcio, quello degli anni ’80, molto diverso da quello moderno. Ma anche per la semplicità e la romanità di Francesco Totti, un uomo “culturalmente limitato” secondo gli standard dell’ideologia cosmopolita di oggi, ma proprio per questo profondamente legato alla propria città, al proprio territorio, a quello che considera “familiare”. “Limiti” che lui stesso riconosce quando parla del suo rapporto con Roma e con la Roma: “Qualche volta ho pensato di andare in America. Ci ho riflettuto, ma è sempre stata una scelta di cuore rimanere con la Roma. In Cina invece non riuscirei ad immaginarmici. Sarebbe difficile per me, specialmente con la mia mentalità. E poi il mio rapporto con la Roma è come un matrimonio”.
Davide Di Stefano

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6 Commenti

  1. Daye cor cappetano contro il mondo moderno!
    Non per nulla si era fatto sponsor dei migliori sindaci romani quali Veltroni e Marino. Anche loro sicuramente contro il mondo moderno.

  2. 8 milioni all’anno, senza contare gli sponsor e altro (Odevaine, ecc…) te permetti pure de parla’ e de fa’ pure la morale! E c’hai pure chi ti fa ‘sti articoli! Santo subBito!! Daje su! Che è iniziata la campagna di legGittimazZione de Tottone bello alle più alte cariche federali!! Sì, sì, pijamose per i fondelli, si tratta proprio della cosiddetta “romanità” del personaggio contro il calcio moderno……

  3. Usare il “capitano” in termini identitari e non conformi mi sembra operazione quantomai ardita.
    Anni fa ad una manifestazione per il mutuo sociale a trigoria ci ignora’ completamente olter al fatto che fino a poco tempo fa girava voce che frequentasse gente del giro rash.

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