Roma, 2 apr – “Niente acquisti e cessioni per il Barcellona fino al giugno 2015  per violazioni riguardanti il trasferimento di dieci minori nel periodo che va dal 2009 al 2013”. Non è un pesce d’aprile fuori tempo massimo, la decisione della Commissione disciplinare Fifa di squalificare il Barcellona per due sessioni di mercato rappresenta un grattacapo che non si limita al solo club blaugrana; nella vicenda è infatti coinvolta anche la Real Federación Española de Fútbol (RFEF), equivalente alla nostra Lega Calcio, che insieme al Barcellona avrebbe violato l’art.19 del Regolamento sul trasferimento dei calciatori.

Secondo quanto riportato dall’art 19 i trasferimenti internazionali dei giocatori sono consentiti solo se il giocatore è di età superiore ai 18 anni. Tuttavia, lo stesso articolo stabilisce che i trasferimenti internazionali di giocatori minori sono consentite in tre circostanze limitate e tali deroghe possono essere concesse solo dopo una valutazione da parte del sottocomitato Players’ Status Committee, che per i trasferimenti in questione non è mai stata né chiesta né concessa.


Molto probabile a questo punto il ricorso al Tas (che nel 2010 cancellò una sanzione simile al Chelsea per irregolarità nell’acquisto di Kakuta) con la speranza di poter partecipare alle finestre di mercato che negli ultimi anni hanno portato, tra gli altri, calciatori del calibro di Neymar (altro caso scottante in casa Barcellona), Jordi Alba, Fabregas e Ibra.

Il fatto però, aldilà dei tecnicismi, stimola anche una riflessione sulla questione dei trasferimenti di minori in sé. Pensiamo al caso Messi, a 11 anni fu acquistato dal Barça e da lì non si è più mosso. In Argentina tutti riconoscono il suo talento smisurato ma non ci si azzardi a fare il paragone con Maradona. “Diego lo abbiamo visto giocare”, vi risponderanno, “Leo no”. Un calciatore argentino che non ha mai messo piede nella Bombonera o nel Monumentàl è un argentino atipico, forse Messi è il primo prodotto del calcio moderno, che sradica i ragazzi prima che questi possano far innamorare i propri connazionali.

Tutti ricordano Maradona al Boca, Crespo al River, Neymar al Santos, Ronaldo al Cruzeiro, Ronaldinho al Gremio e così di seguito, i primi passi fino a qualche tempo fa si muovevano nei campionati della nazione d’appartenenza mentre ora, ad esempio, un Marquinhos non saprà mai cosa voglia dire giocare a casa sua.

Riflessi del mercato globale applicato al calcio.

Rolando Mancini

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here