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Tutte le strade portano a Roma: la rete stradale dell’Impero in uso ancora oggi



Roma, 2 dic – “Tutte le strade portano a Roma”, una frase che sentiamo fin da bambini e che accompagna italiani e europei fin dai tempi antichi. Ma cosa c’è di vero in questo proverbio? Da dove ha origine e perchè? Oggi lo vediamo nella nostra rubrica “Sulle tracce degli Avi” per rispolverare l’antico selciato sul quale marciavano le invincibili legioni imperiali di Roma. Al culmine del suo potere, l’Impero Romano si estendeva dal Vallo di Adriano, in Scozia, fino al Nord Africa e Medioriente, in Iraq. Una sofisticata rete stradale lunga circa 80.000 chilometri univa le più grandi civiltà indoeuropee in una straordinaria opera imperiale, in parte ancora oggi in uso. Studi recenti, inoltre, dimostrano che le aree vicine a dove un tempo sorgevano le strade romane, per fattori climatici e naturali hanno molte più probabilità di essere prospere per l’uomo che, di fatto, le utilizza ancora oggi.

Il marmo contro la palude

Se la prima funzione delle strade romane, lastricate dalle legioni imperiali, era quella di creare sicure e veloci vie di rifornimento militare, presto le stesse divennero importanti percorsi legati al commercio e al traffico delle materie prime, talvolta percorrendo rudimentali vie preesistenti. Le genti dell’Impero seguirono dunque presto i soldati dell’Urbe attraverso le strade lastricate, opportunamente diritte e pianeggianti, aprendo nuove e dinamiche vie di commercio e fondando nuove importanti insediamenti lungo i nodi della rete stradale romana. Ma se le insegne di Roma contribuirono ad edificare col marmo e la pietra l’Europa, con il tramonto dell’Impero gran parte delle sue infrastrutture scomparvero, comprese le strade, in molti casi inghiottite dalle paludi dalle quali furono bonificate.

Il Vallo di Adriano in Scozia

Le millenarie vie romane della prosperità

Un recente studio dell’Università di Göteborg ha combinato mappe della rete stradale romana con immagini satellitari e, utilizzando l’intensità dell’illuminazione notturna come indicatore dell’attività economica, ha dimostrato un “notevole modello di persistenza” tra le antiche strade romane e i moderni corridoi di attività economica. “Dato che molto è successo da allora – dichiara Ola Olsson, co-autrice della ricerca e professore di economia presso la School of Business, Economics, and Law dell’Università di Göteborg – molto avrebbe dovuto essere adattato alle circostanze moderne. Ma è sorprendente che il nostro risultato principale sia che le strade romane hanno contribuito alla concentrazione delle città e dell’attività economica lungo le stesse, anche se sono scomparse e coperte da nuove strade”. Invece di riorientare la sua economia, l’Europa medievale alla fine ristrutturò dunque le strade romane ritracciandone anche le rotte con nuove, ma pur sempre collegandosi a quelle dei nostri antenati.

Le maggiori strade e città europee furono lastricate dall’Impero Romano

Esplorando quindi il legame tra gli investimenti in infrastrutture di trasporto pubblico effettuate durante l’antichità, e la presenza di infrastrutture funzionanti oggi, si può comprendere quanto strade, ponti e città romane siano ancora di uso comune nel Terzo Millennio. Lo stesso vale anche per il legame tra le stesse infrastrutture e l’attività economica delle zone interessate; sia riguardo al passato che nel presente. Esaminando il territorio sotto il dominio dell’Impero Romano all’apice della sua estensione geografica, nel 117 d.C., a cavallo tra gli imperatori Traiano e Adriano, troviamo che una maggiore densità stradale romana va di pari passo con quella moderna. Oltre alle strade, però, troviamo nelle stesse aree la maggiore formazione di insediamenti urbani, così come la maggiore attività economica, concentrata tra l’altro anche e soprattutto negli ultimi anni 2010-2020.

Palmira, Siria

Africa e Medio Oriente smarrirono la via imperiale

Se ancora nel 2022 possiamo dunque ancora parlare di radici romane d’Europa, lo stesso non sembra però valere in Nord Africa e Medio Oriente. Qui, dal IV al VI secolo, il trasporto su ruote fu gradualmente sostituito da più rudimentali carovane di cammelli in quella che potrebbe essere definita una involuzione allontanatasi dalla civiltà romana. Tra cammelli e cavalli, così come tra babbucce e ciabatte, in gran parte delle zone mediorientali o nordafricane i popoli non nutrirono l’esigenza di risistemare, sostituire o semplicemente riutilizzare le vecchie strade romane. Sono però ancora tante le città di fondazione romana usate ancora oggi dall’uomo anche in quelle zone del mondo. Molte di esse ancora evocano i tempi antichi in cui Roma portò la propria civiltà in quelle terre: città come Damasco, Palmira o Bosra Traiana in Siria; come Timgad, El Djemm oppure Cyrene in Nord Africa, vantano ancora grandissimo un fascino archeologico. Se le prime sopracitate sono ancora vissute dalle loro genti e subiscono le distruzioni delle moderne guerre mediorientali, le seconde, quelle nordafricane, purtroppo o per fortuna, risultano ormai disabitate e impolverate dal tempo e dalle sabbie del deserto. Ma chissà che un giorno anche i popoli di quelle terre non riscoprano il genio di Roma.

Andrea Bonazza

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