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Roma, 15 set – Mario Draghi è l’unico italiano tra i 100 di Time, la lista annuale delle cento persone più influenti al mondo. Il premier italiano è stato inserito per la terza volta nell’elenco della celebre rivista statunitense e già si odono gli applausi sperticati della stampa. Ben che vada il giornale più cauto si limiterà a riportare la notizia secca, giusto per non apparire troppo intonato nel coro dei giubilanti. Diamo insomma per scontate le sviolinate a cui ormai ci hanno abituato nel pacato mondo mainstream.



Perché Draghi è stato inserito tra i 100 di Time

Confidiamo però che qualcuno apra gli occhi almeno sulle motivazioni che hanno portato all’inserimento di Draghi nella lista del Time. E soprattutto sull’autrice dello “spiegone” pubblicato dal giornale americano. “Gli Stati Uniti sono grati di avere Mario come partner ancora una volta. Questa volta da Presidente del Consiglio italiano”, si legge nel testo. “I discorsi dei banchieri centrali in genere non sono molto citabili o stimolanti, ma le osservazioni del luglio 2012 di Mario Draghi a Londra sono state un’eccezione. Ha dichiarato notoriamente che la Banca centrale europea avrebbe ‘fatto tutto il necessario per salvare l’euro’, cosa che, ovviamente, ha fatto”. Ovviamente, come dubitarne.

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Amori tecnocrati

Ma chi è l’autore di queste pregevoli considerazioni sul primo ministro italiano? Una “ex collega”, un’amica di vecchia data di SuperMario, nientemeno che il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen. “Mario e la BCE hanno contribuito a stabilizzare l’economia europea. All’epoca ero alla Federal Reserve e mi sentivo particolarmente grata di avere un partner come Mario dall’altra parte dell’Atlantico, qualcuno con una profonda esperienza e un contegno costante”, scrive l’autrice.

Una storia d’amore, in termini prettamente platonici si intende, quella tra Yellen e Draghi. Quella fra due economisti che si ritrovarono a ricoprire nello stesso periodo – ovvero in piena crisi finanziaria – ruoli chiave per la politica monetaria globale. Lei alla guida della Federal Reserve, lui al timone della Banca centrale europea. Quando si dice la scelta dettata da giudizi spassionati e per nulla di parte.

Una nomina, quella di Draghi, che neppure il Financial Times in preda all’esaltazione dem – e per l’esattezza il 6 settembre del 2012 – avrebbe condito di così tanta passione. Allorquando alla vigilia delle presidenziali Usa titolò senza indugio: “Draghi aiuta la campagna di Obama”. Sì perché secondo il prestigioso settimanale britannico, il candidato democratico aveva addirittura ricevuto da Draghi un endorsement fondamentale per la conferma alla Casa Bianca. Dettagli, visto che fu lo stesso Obama a nominare Janet Yellen vicepresidente della Federal Reserve nel 2010. La gratitudine è pur sempre un nobile sentimento.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. La foto potrebbe tranquillamente apparire sulla riedizione di un bel libro di J. Le Goff. Peccato non si vedano le manine…

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