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Pistoia, 27 apr – Un tempo AnsaldoBreda era un’eccellenza industriale italiana a livello mondiale, con un know-how di avanguardia nel settore ferroviario che gli ha permesso di vincere appalti per la costruzione di tram, metropolitane e treni in tutto il mondo: dal Frecciarossa di Trenitalia alle metro di Los Angeles, Miami e Fortaleza. Nonostante ciò nel 2015 è stata ceduta da Finmeccanica alla multinazionale giapponese Hitachi.

Da quel momento in poi qualcosa è cambiato anche nel trattamento dei lavoratori. Emblematico è il caso di Antonio Vittoria, dipendente Hitachi dello stabilimento di Pistoia e segretario provinciale del sindacato Ugl, che in pochi anni ha conquistato l’ex-roccaforte della Fiom-Cigl diventando sindacato di maggioranza tra gli operai.

Da quanto lavorava in azienda e svolgeva attività sindacale al suo interno?

Il primo dicembre di quest’anno avrei festeggiato 26 anni di servizio. Ho iniziato a lavorare come impiegato dell’ufficio progettazione ferroviaria nel 1994, quando la società si chiamava Breda Costruzioni Ferroviarie ed era già apprezzata nel mondo per aver realizzato negli Stati Uniti le metropolitane di Atlanta e Washington. Poi nel 1996 l’azienda fu acquisita da Finmeccanica e nel 2000, anno in cui passai all’ufficio approvvigionamenti, a seguito della fusione con Ansaldo nacque AnsaldoBreda. Nel 2015 AnsaldoBreda fu venduta alla giapponese Hitachi ed io cominciai, da semplice iscritto, a farmi più attivo nel sindacato, risultando eletto nel 2017 come delegato Rsu per Ugl Metalmeccanici. Da quel momento in poi mi sono dedicato in maniera pressoché totale a questo incarico e nel 2018, in occasione del primo congresso confederale dell’Ugl di Pistoia, sono stato eletto segretario provinciale.

Cosa è cambiato con il passaggio da Ansaldo Breda a Hitachi?

Appena finalizzato il passaggio a Hitachi sono cominciate le trattative per la cosiddetta ‘armonizzazione’, un piano proposto dall’azienda con lo scopo di uniformare i differenti regolamenti in essere negli stabilimenti di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria. In realtà l’intento reale era ben altro, il piano infatti prevedeva l’azzeramento di molte condizioni migliorative per i lavoratori ottenute nel passato relativamente a turni, pause, flessibilità in ingresso e uscita, mensa etc. L’accordo venne sottoposto a referendum nel dicembre 2016 e bocciato dalla maggioranza dei lavoratori dello stabilimento di Pistoia. Nonostante ciò, pochi giorni dopo Fiom, Fim e Uilm (ramificazioni di Cigl, Cisl e Uil nel settore metalmeccanico) siglano l’accordo con l’azienda in cambio di un pacchetto aggiuntivo di ore per permessi sindacali. Per noi di Uglm era impensabile svendere i diritti dei lavoratori in cambio di qualche privilegio personale e pertanto siamo stati gli unici a rifiutare quell’accordo. Con l’arrivo di Hitachi a rimetterci non è stata la vecchia dirigenza aziendale, stranamente rimasta al proprio posto nonostante i danni commessi in passato, ma i dipendenti, che hanno perso molti dei diritti conquistanti in decenni di lotte sindacali.

Raccontaci la tua vicenda e come sono nati i contrasti con la dirigenza aziendale

Mi sono sempre schierato al fianco di tutti i lavoratori che necessitassero aiuto, soprattutto quelli più privi di tutele, battendomi contro il facile utilizzo da parte dell’azienda di provvedimenti disciplinari a scopo vessatorio. Ho contestato le visite propagandistiche in azienda dell’ex-premier Matteo Renzi e la vergognosa passerella organizzata per l’ex-Ad delle Ferrovie Mauro Moretti, condannato nel 2017 a 7 anni di carcere per disastro ferroviario e omicidio colposo in relazione alla strage del 2009 alla stazione di Viareggio (incidente ferroviario nel quale persero la vita 32 persone).

E’ evidente come il mio attivismo non fosse visto di buon occhio dalla dirigenza aziendale, sia dal punto di vista interno che da quello politico (l’azienda è sempre stata storicamente un feudo della sinistra). Potrei raccontare tantissimi episodi che mi hanno visto protagonista di discussioni per difendere sacrosanti diritti. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mia denuncia pubblica, a ottobre 2019, del disinteresse da parte dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori che negli anni ‘80 e ‘90 hanno subito gravi danni alla salute per la presenza nello stabilimento pistoiese di 135.000 mq di tetto in amianto. Un tema molto sentito in città ma considerato tabù dall’azienda, pertanto da quel momento sono scattate le ritorsioni nei miei confronti. Prima sono stato denunciato per presunti ‘abusi informatici’, poi demansionato con conseguente trasferimento dagli uffici all’officina e infine a marzo, proprio in piena emergenza coronavirus, sono stato licenziato.

Di fronte a un provvedimento così eclatante nei confronti di un dirigente sindacale, quali sono state le reazioni degli altri sindacati e degli esponenti politici locali?

Gli altri sindacati, in particolare Fiom e Fim, hanno fin dall’inizio sminuito la gravità dei fatti accaduti, perché ad essere colpito era qualcuno da loro additato come ‘fascista’. Quando sono stato demansionato, con evidente scopo punitivo, anziché solidarizzare mi schernivano, idem dopo il mio licenziamento. Dal lato politico gli unici, ad oggi, ad avermi dimostrato solidarietà sono stati gli esponenti di CasaPound e dei movimenti di sinistra radicale, a dimostrazione che le battaglie per la difesa dei lavoratori possono travalicare certi schieramenti. Spero che alcuni esponenti politici locali non abbiano ancora preso posizione a causa dell’emergenza sanitaria in corso ma lo facciano a breve. Purtroppo a livello locale il centrodestra nonostante amministri la città ha evidenti difficoltà nell’esprimere e far valere le proprie idee, preferendo spesso mantenere bassi i toni per non scontrarsi con i centri di potere della sinistra, consolidati da 71 anni di controllo ininterrotto del territorio.

Il rischio è che questa vicenda crei un pericoloso precedente per chi difende i diritti dei lavoratori. Come pensi di reagire adesso?

Certamente. Il rischio, stupidamente non compreso dagli altri soggetti sindacali, è che quello che è successo oggi a me capiti domani a qualcun altro. Come Ugl ci stiamo preparando a un ricorso ai sensi dell’ex-art.28 per contestare a Hitachi un evidente comportamento antisindacale. Dal lato personale dovrò, con molta amarezza visto che sono sempre stato unanimemente riconosciuto come persona retta e onesta, dimostrare che su di me c’è stato accanimento per questioni politiche e sindacali e il mio licenziamento a fronte di presunti reati è stato operato ingiustamente, ancor prima che un giudice potesse cominciare a prendere in esame il caso. Nonostante tutto però resto tranquillo e fiducioso in quello che sarà l’operato della giustizia.

Lorenzo Berti

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