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Roma, 27 apr – Sul fronte della scuola e del futuro dei nostri figli da settembre in poi purtroppo non ci sono buone notizie. Perché appunto non ce ne sono. Nel discorso di Giuseppe Conte di ieri, in cui il premier ha annunciato la fase 2 – che più che altro è una fase 1bis – tra i grandi assenti, c’erano proprio gli studenti. Unico accenno, quello sull’esame di maturità, che salvo dietrofront dell’ultima ora si svolgerà in presenza, a scuola. “L’obiettivo del governo – ha detto il premier – è quello di consentire il prossimo esame di maturità in presenza, in piena sicurezza“. Notizia confermata su Facebook dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “Siamo convinti di poterli garantire in sicurezza. Il Comitato tecnico scientifico ci ha dato il via libera“, ha confermato. Come sempre, decidono gli esperti. E chi ci governa si adegua. In tal senso, ci fa specie che tra gli esperti non si siano ascoltati pedagogisti e psicologi dell’infanzia: ogni giorno di scuola in meno è un danno per i più piccoli, tanto per fare un esempio.



In aula a settembre. Forse

Mentre in Europa le scuole hanno già riaperto o stanno per riaprire – come in Austria, Germania, Francia, Spagna – nel nostro Paese per adesso si sa soltanto che gli studenti non torneranno in aula prima di settembre, con il nuovo anno scolastico. E non è neanche sicuro. Sempre secondo il comitato che sta studiando come riaprire le scuole, a quanto pare ci sarà un ritorno graduale in classe con tempi e modi diversi per età quello immaginato a settembre dal Comitato di 18 esperti che sta sviluppando il piano di riaperture delle scuole con l’emergenza Coronavirus assieme al ministero dell’Istruzione. Alcuni giornali si sbilanciano e parlano di nuove indicazioni da parte del governo entro il 31 luglio. A quanto pare, i primi che dovrebbero tornare a scuola saranno i bambini degli asili dai 3 anni in su, a seguire man mano fino ai 14enni delle medie. Quindi ancora nessuna anticipazione per quanto riguarda gli studenti delle superiori. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia e le elementari, avranno l’obbligo di indossare la mascherina gli insegnanti e gli amministrativi, ma non i bambini. Un problema sarà ovviamente il rispetto delle distanze di sicurezza in aula, con posti vuoti tra uno studente e l’altro.

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I presidi: “Subito interventi strategici per infrastrutture digitali ed edifici”

A tal proposito, il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli chiede che “si intervenga rapidamente con interventi di rilevanza strategica, come quelli per ampliare ovunque le infrastrutture digitali e per mettere in sicurezza gli edifici scolastici, cogliendo l’occasione dell’assenza degli alunni. In ogni caso – fa presente il presidente dell’Anp – finché non disporremo del vaccino non possiamo escludere futuri lockdown e, quindi, dobbiamo intervenire subito per rendere più efficace la didattica a distanza e per diffondere la cultura dell’innovazione didattica, senza affidarci solo al senso di responsabilità e alla capacità di fronteggiare l’imprevisto encomiabilmente dimostrati dai dirigenti e dal personale docente e amministrativo. Dobbiamo trasformare questa crisi in opportunità di ammodernamento di tutto il sistema educativo, anche dal punto di vista pedagogico”.

Didattica a distanza: disparità sociali da sanare

Proprio sul fronte della didattica a distanza, dopo due mesi sono emerse tutte le difficoltà e le conseguenti disparità sociali nel seguire le lezioni online. Non tutti hanno piattaforme sicure, non tutti hanno iniziato le videolezioni, non tutti hanno avuto in tempo un dispositivo per connettersi, come ha rivelato l’Istat. Insomma, se davvero a settembre il governo dovesse optare per una soluzione mista, con lezioni in aula e didattica a distanza, prima di allora dovrà necessariamente per intervenire a colmare il gap tecnologico e dare a tutti gli studenti da casa le medesime possibilità. Anche perché questo deve fare l’istruzione pubblica.

Adolfo Spezzaferro

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1 commento

  1. Avevamo l’ occasione per distinguerci con la ripetizione-rinforzo dell’ anno scolastico…, ma i dementi progressisti non conoscono freno e retromarcia!

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