Roma, 26 apr – All’indomani della carnevalata di fine aprile e delle polemiche dell’Anpi con la comunità ebraica per la partecipazione delle bandiere della Brigata Ebraica ai cortei venticinquaprilioti, va avanti la proposta di una poco nota deputata lombarda piddina, Lia Quartapelle, per decorare con la massima onoreficenza militare italiana detta brigata:

(ANSA) – “ROMA, 21 APR – Primo via libera alla Camera alla legge che consente di attribuire la Medaglia d’oro al valor Militare alla Brigata Ebraica, la formazione composta da volontari ebrei che all’interno dell’esercito Britannico, combatte’ in Italia contro i nazisti negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. La Commissione Difesa ha infatti approvato la legge in sede referente e la prossima settimana, grazie all’accordo di tutti i gruppi, sarà approvata in sede legislativa dalla stessa Commissione, accelerando così il via libera e la trasmissione al Senato per il sì definitivo”.

Come si faccia a decorare di MOVM la bandiera di una Unità straniera per di più non esistente lo sa solo la mente dei nostri deputati. Né ci risulta che siano le camere a proporre le decorazioni al valor militare. Sul proprio sito l’onorevole Quartapelle ci dispensa queste perle: “La loro storia straordinaria è tale perché, questi ragazzi, pur sapendo di rischiare la deportazione se catturati in un paese occupato dai nazifascisti nel quale vigevano le leggi razziali, scelsero da volontari di venire in Italia per contribuire a liberarla”. Ancora una volta ci viene da interrogarci su cosa c’entrino le leggi razziali con militari dell’esercito Britannico. Ancora una volta la Quartapelle non sa di cosa stia parlando: forse ai militari ebrei prigionieri sarebbe stata negata una domestica ariana o di esercitare la professione di avvocato salvo che per clienti ebrei o non avrebbero potuto prestare servizio militare? Ma poi chi erano questi “ragazzi… che scelsero da volontari di venire in Italia per contribuire a liberarla”? E meriterebbero davvero la medaglia d’oro al valor Militare? 

La Jewish Brigade, “Chativah Yehudith Lochemeth”, non comprendeva ebrei italiani, malgrado Mattarella e altri ignoranti di storia militare blaterino il contrario, essendosi costituita nella Palestina del mandato britannico. Ne facevano parte ebrei provenienti dalla Palestina storica che sarebbe poi diventata l’attuale Israele e di ebrei provenienti da altri paesi del Commonwealth britannico, Canada, Australia, Sud Africa e di ebrei di origine polacca e russa. Era composta da tre battaglioni di fanteria, da un reggimento di artiglieria, uno di genieri e da altre unità ausiliari per un totale di 5.500 unità. Il corpo venne istituito nel settembre del 1944 [1] dopo una lunga trattativa fra i rappresentanti del movimento sionista, l’Agenzia sionista e il governo britannico, presieduto dal 1940 da Winston Churchill, governo inizialmente non favorevole alla costituzione di una unità militare esclusivamente ebraica. Fu ufficialmente chiamata Jewish Infantry Brigade Group. Dopo un periodo di addestramento in Egitto e Cirenaica, il 31 ottobre 1944 la Brigata sionista fu imbarcata su due navi nel porto di Alessandria d’Egitto e trasferita in Italia al porto di Taranto. L’esercito inglese non volle che soldati ebrei provenienti dai territori del Mandato britannico in Palestina occupassero posizioni di rilievo nella Brigata, ma l’Haganah, gruppo paramilitare sionista organizzatosi negli anni ’20 in Palestina, creò all’interno della Brigata una sua struttura segreta di comando, che venne alla luce solo a guerra finita [2]. Nei due mesi successivi la Brigata continuò il suo addestramento in Irpinia per essere poi inquadrata, il 26 febbraio del ’45, nell’VIII Corpo d’Armata Britannico.

Il 1° marzo 1945 la Brigata fu schierata sulla linea del fronte nei pressi di Alfonsine in Romagna e combatté con le proprie insegne a fianco di unità italiane, il gruppo di combattimento “Friuli” del Corpo italiano di Liberazione, e della 3a divisione del Corpo di Armata Polacco. Partecipò a numerose operazioni militari a Riolo Terme, Imola, Ravenna. I 42 caduti riposano nel cimitero di Piangipane (RA). Nel corso delle operazioni divenne tristemente nota per l’uccisione sistematica dei prigionieri tedeschi e italiani, della 16. Reichsführer e del btg “Lupo” della Xa, ripetutamente denunciate da polacchi e italiani. Per motivi di opportunità politica venne posta a riposo presso Brisighella, mentre bersaglieri e granatieri italiani del Gruppo “Friuli” e il Corpo polacco di Anders entravano a Bologna il 21 aprile del 45. L’apporto della Brigata Ebraica alla lotta di liberazione fu limitato al periodo che va dal 3 marzo ‘45 al 21 aprile del ‘45. Poco più di un mese, senza distinguersi particolarmente, oltretutto. Ovviamente quando la Quartapelle afferma: “Nel marzo del 1945 parteciparono alla Liberazione di Ravenna, occupata dai paracadutisti del Terzo Reich”, dimostra ancora una volta la sua preparazione storica, visto che la città romagnola venne occupata dai britannici il 4 dicembre 1944, quando i brigatisti ebrei non erano ancora giunti al fronte…

La storia della Brigata Ebraica non termina nell’aprile del ‘45. Il 2 maggio la Brigata venne dislocata nella zona di Tarvisio, dove si dedicò a due attività: il sostegno alla emigrazione clandestina di ebrei verso la Palestina e, secondo alcuni articoli di giornali locali, tratti da libri di storia della brigata pubblicati negli ultimi anni [3], l’operazione denominata NAKAM, Vendetta, la ricerca di criminali nazisti (o meglio, soldati tedeschi) nascosti in Carinzia, prelevati e uccisi sommariamente nei boschi del Tarvisiano. L’operazione fu realizzata attraverso la costituzione, in seno alla Brigata, di cellule di 8-10 persone che agivano indipendentemente l’una dall’altra in tutta la Carinzia, fino al Tirolo orientale e anche a Vienna. Secondo la testimonianza resa nel 2009 da uno degli ultimi protagonisti, Chaim Miller, ebreo viennese, residente in Israele, in visita in Carinzia e nell’alto Friuli:

“Ricevevamo indicazioni sulla presenza di ex nazisti dai partigiani iugoslavi. Di giorno facevamo sopralluoghi per localizzare le persone. La nostra uniforme britannica, distinta soltanto dalla stella di David su una manica, ci permetteva di attraversare il confine e di muoverci liberamente. La cattura delle persone avveniva però all’imbrunire. Bussavamo alla porta presentandoci come polizia militare. Invitavamo le persone ricercate a seguirci al comando per essere interrogate, ma anziché al comando le portavamo in Italia dove potevamo agire senza problemi. Raggiungevamo una baita in un bosco tra Tarvisio e Malborghetto, dove la persona fermata veniva interrogata da altri componenti della cellula. Se le accuse trovavano conferma lo si fucilava sul posto, seppellendolo in una fossa che prima lo avevamo costretto a scavare” [3]. 

Il giornalista americano Howard Blum, corrispondente del New York Times e di Vanity Fair e vincitore di due premi Pulitzer, nel 2001 scrive un libro sulla Brigata ebraica e su questi eventi [4] e sostiene che una quarantina di uomini della Brigata abbiano preso parte a queste esecuzioni uccidendo, in meno di 4 mesi, 125 tedeschi. I calcoli dei veterani fanno oscillare le esecuzioni fra 50 e 2009. In realtà l’”Operazione Vendetta” proseguì nella Germania occupata e in altri territori dell’Europa postbellica portando secondo stime alla eliminazione di 1.500 nazisti o presunti tali, in massima parte semplici soldati. Ma per i soldati ebrei “criminale nazista” era anche chi portava un cognome tedesco, e vennero prelevati e assassinati circa 150 civili friulani dal cognome austriaco accusati di essere “nazisti” inclusi partigiani garibaldini e osovani colpevoli di avere cognomi troppo sgraditi ai soldati della Jewish Brigade [6].

Per il sostegno dato ai numerosi profughi ebrei che dall’Europa centrale si dirigevano o transitavano dall’Italia per raggiungere la Palestina, la Brigata venne in contrasto con i comandi britannici che cercavano di evitare questa attività di supporto all’immigrazione clandestina. Per questo motivo, nella seconda metà dell’estate del ’45, la Brigata fu trasferita in Belgio e in Olanda dove rimase per circa un anno.Nel luglio del 1946 a causa della tensione crescente in Palestina e del ruolo svolto dalla Brigata, il governo britannico decise di procedere al suo disarmo, alla sua smobilitazione e al rimpatrio degli ebrei nei loro paesi d’origine. Molti dei 5.500 soldati della Brigata sionista provenivano dall’Haganah [7], altri vi aderirono al rientro in Palestina. L’Haganah, nel 1947-1948, insieme all’Irgun e alla banda Stern, fu protagonista della pulizia etnica della Palestina. Il 29 maggio 1948 a due settimane dalla proclamazione dello Stato di Israele, l’Haganah si trasformerà nelle Forze armate dello Stato di Israele, Tsahal o anche IDF. E trentacinque membri della Brigata sionista diventarono generali di Tsahal.

Decorare questa gente con la medaglia d’oro al valor militare Sarebbe sbagliato, imbecille, antistorico. Sporcherebbe la più sacra decorazione italiana, quella di D’Annunzio, Battisti, Sauro, Todaro, degli eroi di El Alamein e dell’Isonzo. Per questo siamo certi che quelli che una vera Medaglia d’Oro, Carmelo Borg Pisani avrebbe definito “i servi e i vili” la concederanno. Ennesimo sputo sulla Storia della repubblichetta antifascista.

Pierluigi Romeo di Colloredo

NOTE

[1] Il contributo della Brigata ebraica nella campagna d’Italia, 1943-1945, http://www.museofelonica.it/doc/stampa/Sermidiana/feb08.pdf.

[2] J. Paraszczuk, ‘We proved to the world that we can fight’, The Jerusalem Post, December 3, 2010,

http://www.jpost.com/Local-Israel/Tel-Aviv-And-Center/We-proved-to-the-world-that-we-can-fight.

[3] M. Di Blas, Operazione Vendetta: nei boschi di Tarvisio criminali nazisti giustiziati dalla Brigata ebraica, “Il Giornale del Friuli”, 30.5.2009; M. Di Blas, Operazione vendetta nei boschi di Tarvisio, “Il Messaggero Veneto”, 30.5. 2009; A. Cesare, Fare chiarezza su quelle esecuzioni, “il Messaggero veneto”, 31.5.2009

[4] M. Di Blas, cit., “Il Giornale del Friuli”, 30.5.2009.

[5] H. Blum, La Brigata. Una storia di guerra, di vendetta e di redenzione, Net 2005, tradotto da: The Brigade: An Epic Story of Vengeance, Salvation, and World War II, (2001) New York: HarperCollins.

[6] G. Di Feo, La Brigata ebraica che continuò la guerra mondiale, “Corriere della sera”, 27 aprile 2000, http://archiviostorico.corriere.it/2000/aprile/27/Brigata_ebraica_che_continuo_guerra_co_0_000427313.shtml.

[7] L’Haganah è stata una formazione paramilitare sionista costituita negli anni Venti a difesa dei coloni ebrei. Nel 1936 l’Haganah mise in campo 10.000 uomini pronti alla mobilitazione, a fronte di 40.000 riservisti. Durante la Grande Rivolta Araba del 1936-1939, partecipò attivamente alla protezione degli interessi ebraici e alla repressione degli insorti arabi, http://it.wikipedia.org/wiki/Haganah.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

19 − 12 =