mattarella analfabetismoRoma, 27 set – “Credo che dovremmo essere più impegnati nel promuovere e nell’assicurare la conoscenza della nostra lingua agli immigrati che si insediano nel nostro Paese”, e ancora: “La lingua è conoscenza e la conoscenza abbatte i muri, previene i ghetti. Per questo dobbiamo impegnarci alla massima diffusione dell’italiano anche quei Paesi a noi vicini, come i Balcani e quelli che si affacciano sul Mediterraneo, dove può diventare strumento di pace, di amicizia e di collaborazione”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo ieri al Museo Diocesano a Milano in occasione dell’ottantaduesimo congresso internazionale della Società Dante Alighieri.

Concetti forti quelli espressi da Mattarella: italiano lingua di integrazione, italiano lingua di pace. Bene, ma quale italiano?

Facciamo un passo indietro: si definisce analfabetismo funzionale l’incapacità, da parte di un individuo, di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In altre parole, a titolo di esempio, è l’incapacità di comprendere un testo scritto – come un contratto – in tutti i suoi contenuti. Si differenzia dall’analfabetismo tout court che rappresenta invece la totale incapacità di leggere, scrivere e far di conto, ma non è per questo meno grave.

Secondo una recente ricerca condotta dalla World Literary Foundation, fra i paesi avanzati l’Italia deterrebbe un triste primato: sarebbero infatti il 47% del totale gli italiani che rientrerebbero nella fattispecie dell’analfabetismo funzionale. Un primato – in seconda piazza, ben distanziato, il Messico con una percentuale del 37% – confermato anche da altri studi, più generosi ma che non scendono mai sotto il 30%.

Significa che almeno un italiano su tre, pur essendo capace di intendere un testo, non è in grado di afferrare il contenuto di ciò che legge. Cifre da incubo, che gettano oscure ombre sul sistema educativo nazionale, evidentemente incapace di insegnare persino i fondamentali.

Eppure, nonostante i numeri da piaga sociale, per il presidente della Repubblica qual è la priorità? Insegnare l’italiano agli immigrati.

Forse sarebbero il caso, prima di assegnare all’italiano proprietà taumaturgiche e risolutive dei conflitti internazionali, di tornare ad avere la capacità anzitutto di insegnarlo.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. ciò dimostra il motivo per cui gli italiani cascano nella trappola dei giornalisti poco oggettivi e piuttosto tendenziosi, che modificano la parola immigrato. citata dal presidente, con la parola “clandestino” che si vede in questo titolo tendenzioso

  2. Un bellissimo articolo destinato ovviamente al 47% della popolazione italiana. Gli altri si accorgeranno di quanto sia beceramente fazioso. O forse è un tentativo di dimostrazione per assurdo da parte di un giornalista frustrato?

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