festa CasapoundRoma, 14 set – Esistono momenti politici in cui proprio non ne azzecchi una, neanche per sbaglio. La risposta antifascista alla festa nazionale di CasaPound a Castano Primo, nel milanese, rappresenta per la sinistra italiana uno di quei momenti. Basti pensare al fatto che dopo una serie di proteste contro l’evento di Cpi ispirate da cavilli burocratici circa le autorizzazioni comunali, il presidio antifascista di piazza Mazzini si è visto recapitare una multa di 150 euro per occupazione abusiva di suolo pubblico. Ebbene sì, i denunciatori degli abusivi erano a loro volta abusivi.

Con la differenza che i primi, almeno, gli adempimenti burocratici li avevano completati. Poi però il sindaco ci ha ripensato, fingendo di scoprire dopo diverse settimane che il gruppo sportivo a cui aveva concesso l’uso della tensostruttura cittadina aveva legami con il movimento guidato da Gianluca Iannone. Da qui la marcia indietro e la revoca dell’autorizzazione, con un cambio di rotta apparso maldestro e poco sincero persino ai media mainstream, certo non sospetti di simpatie verso le tartarughe frecciate.

La crisi di nervi del primo cittadino di Castano ha peraltro messo in seria difficoltà la questura, che secondo l’amministratore-stratega avrebbe dovuto ordinare l’assalto armato delle forze dell’ordine a una festa politica, l’interruzione forzosa di eventi politici e culturali a cui erano invitati giornalisti di fama nazionale e parlamentari di diversi schieramenti, nonché la dispersione di migliaia di militanti che invece avevano l’unica intenzione di starsene tranquilli in provincia a realizzare il loro evento. Nulla di tutto questo è ovviamente avvenuto e così il sindaco ha fatto una figura barbina, concedendo per di più a CasaPound l’aura romantica di quelli che “la festa la fanno nonostante i divieti”.

Nel frattempo la deriva censoria di Pd, Anpi, Boldrini e company ha suscitato l’ovvia reazione di quanti abbiano una concezione non zdanoviana della libertà d’espressione, compattando attorno a Cpi esponenti politici che magari, in assenza di pressione liberticida, non avrebbero espresso solidarietà al movimento. Anche il raffronto estetico lascia francamente interdetti, con l’ineffabile parlamentare piddino Emanuele Fiano immortalato in improvvisati presidi antifascisti organizzati nei retrobottega di qualche bocciofila Arci, con quattro anziani e gruppuscoli marxisti-leninisti che provavano a scippare al partito di Renzi la scena. Insomma, un piccolo grande disastro politico, che lascia in dote una figuraccia dietro l’altra e 150 euro di multa. Ma per questo basterà organizzare una nuova adunata antifascista in paese. Diciamo un paio, visti i numeri.

Giorgio Nigra

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  1. E non solo..tra quei “contestatori” c’è gente che fa parte di una rete di centri sociali che,attraverso strutture di ristorazione abusive,fa 20mila-40mila euro esentasse ogni fine settimana..e poi parlano di legalità per due giorni di occupazione della tensostruttura…

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