Roma, 21 mar – In occasione del centenario della Marcia su Roma Il Primato Nazionale dedica uno speciale a puntate al fascismo e alla sua ‘lunga marcia’ dal 23 marzo 1919 al 28 ottobre 1922. Dalla fondazione dei Fasci in piazza San Sepolcro a Milano alla presa del potere della camicie nere a Roma. Lo speciale sarà pubblicato sulla rivista mensile, a partire dal numero di marzo. Si tratta di un inserto collezionabile, staccabile dal giornale.

I testi sono curati da Fabrizio Vincenti, che ogni mese darà voce ai protagonisti del momento. Il filo narrativo è infatti arricchito dalle citazioni di diari e interviste dell’epoca: da Filippo Tommaso Marinetti a Ernesto Daquanno, da Cesare Rossi a Roberto Farinacci. A ovviamente Benito Mussolini.

Dal 23 marzo 1919 al 28 ottobre 1922

Quarantaquattro mesi che cambiarono la storia. Quasi quattro anni pieni, dal 23 marzo 1919 al 28 ottobre 1922, in cui succede di tutto: l’Italia fa i conti con la vittoria mutilata, nelle strade scoppia la guerra civile, il fascismo nasce, poi sembra sul punto di morire, con D’Annunzio Fiume diventa città di vita e poi viene resa città di morte a suon di cannonate, l’ombra della Russia sovietica si staglia sopra la Penisola. Dal numero di marzo che trovate in edicola, e fino al numero di ottobre, Il Primato Nazionale pubblica a puntate la storia dei quattro anni più incandescenti di tutta la storia italiana. Un inserto staccabile, in cui il nostro Fabrizio Vincenti ripercorrerà i fatti che portarono dall’adunata di Piazza San Sepolcro alla Marcia su Roma, preoccupandosi soprattutto di far parlare i protagonisti di allora.

Fu un tornante storico in cui tutto sarebbe potuto andare in un’altra maniera – i socialisti che riescono a fare la rivoluzione bolscevica qui da noi, l’avvento di un fascismo dannunziano, i ras che mettono in minoranza il capo delle camicie nere, l’abbandono della politica da parte di Mussolini dopo le prime sconfitte, la repressione della Marcia su Roma – ma in cui alla fine tutto andò come dettavano la volontà e il fato, la forza e il caso, come sempre accade. Tratto dominante di tutto questo periodo è ovviamente la personalità forte del dominatore assoluto di questa stagione: Benito Mussolini. Al di là della visione un po’ oleografica che ci narra di un Mussolini sempre padrone della situazione e sicuro di sé, sappiamo bene come la fase antemarcia sia stata più volte irta di ostacoli e momenti di smarrimento per il futuro duce.

Nascita e crisi dei Fasci

Nell’inverno 1919-20, il fascismo conta ancora meno di mille militanti distribuiti in una trentina di sezioni, certo armati e pronti a tutto, ma all’epoca sovrastati dalla violenza della ben più organizzata compagine rossa. Il 16 novembre 1919, alle elezioni, i socialisti raddoppiano i voti, i Fasci di combattimento non riescono a eleggere neanche un candidato. Il giorno dopo, sull’Avanti!, gli ex compagni di Mussolini celebrano il suo funerale.

Lui accusa il colpo. Alla Sarfatti confessa di voler lasciare sia il giornalismo che la politica. Pensa di fare il muratore, l’aviatore, il violinista errante. O lo scrittore: dice di avere già pronto un volume, Il mito e l’eresia. L’attualità politica, tuttavia, lo richiama all’ordine. Con l’occupazione delle fabbriche del 1920, infatti, le forze di sinistra tentano l’atto di forza, con un’ampia e determinata partecipazione. Successivamente, il governo Giolitti sigla un’intesa che accoglie buona parte delle richieste sindacali. È la prova che tra i socialisti e la rivoluzione si erge il muro di un gigantesco «vorrei ma non posso».

Mussolini coglie la palla al balzo portando rapidamente il fascismo su posizioni di destra. Nell’aprile 1921 il movimento elegge oltre trenta parlamentari, tra i quali Mussolini stesso, in liste comuni con i giolittiani, e nel novembre successivo trasforma i Fasci in un vero e proprio partito.

I mesi fatidici del 1922

Nell’estate del 1922, il capo del fascismo capisce che l’ora è propizia. Mussolini si destreggia abilmente tra proclami incendiari alle folle e promesse politiche alle autorità. Mentre sembra disposto ad accettare un governo guidato da altri ma con ministri fascisti, prepara l’azione insurrezionale. La notte tra il 27 e il 28 ottobre le camicie nere arrivano a Roma, mentre nelle province hanno già occupato i luoghi del potere. Mussolini, con platealità calcolata, si fa vedere nelle stesse ore a teatro, a Milano. Un tentativo in extremis di formare un governo Salandra fallisce. Il re tentenna, lo stato d’assedio viene ritirato all’ultimo momento. Alla fine Mussolini riceve dal sovrano l’incarico di formare il governo. La marcia su Roma è terminata.

Si tratta di un momento di svolta per la storia dell’Italia e dell’Europa. Lo vediamo ancora oggi: gli eventi della più grave crisi diplomatica dalla seconda guerra mondiale vengono letti intergralmente alla luce del paradigma inaugurato tra il 23 marzo 1919 e il 28 ottobre 1922. Fascisti gli uni, fascisti gli altri, resistenti gli uni, antifascisti gli altri. Un secolo dopo, siamo ancora pienamente immersi nel Novecento, almeno a livello di immaginario e di dispositivi legittimanti e delegittimanti. Ecco perché è necessario raccontare ancora quella storia.

La prima puntata dello speciale è sul numero di marzo del Primato Nazionale, disponibile qui in versione cartacea o digitale

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