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asRoma, 29 apr – E’ tornato. Alex Schwazer, dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica, ha scontato la sua condanna per doping e da ieri può ricominciare la sua attività agonistica da dove l’aveva lasciata. Il marciatore altoatesino, campione olimpionico nel 2008 a Pechino, all’alba dei 31 anni ha tutti contro dal mondo dello sport all’uomo della strada. A palesarlo è stato Gianmarco Tamberi – fresco vincitore del titolo di campione mondiale indoor di salto in alto – che sui social network si è scagliato contro il bolzanino: “Vergogna d’Italia, squalificatelo a vita, la nostra forza è essere puliti! Noi non lo vogliamo in nazionale”.



La sensazione è che il malcontento di Tamberi si sia diffuso a macchia d’olio in tutto l’ambiente dell’atletica tricolore, e quel “noi non lo vogliamo” risulta manifesto e manifestazione d’intenti della cerchia azzurra. Eppure Schwazer ha pagato, si è affidato a Sandro Donati – allenatore e paladino della lotta antidoping, vicino all’associazione Libera – e sulle strade di Roma ha cercato l’equilibrio che aveva perso, inseguendo la gogna della vittoria. Il trentino è stato umiliato, basta vedere la conferenza stampa in cui affermava di essere ricorso al doping durante la sua carriera, e gettato in pasto agli sciacalli. Quello che ha fatto è grave, ha tradito la fiducia dell’ambiente sportivo italiano, ma una volta emersa la natura dei suoi risultati – l’oro all’Olimpiade cinese non è stato scalfito – il Coni lo ha scaricato, abbandonando l’uomo e non l’atleta.

Mancano meno di 100 giorni alla manifestazione a cinque cerchi in Brasile, ma al corridore serve conquistare il pass per Rio de Janeiro. Per questo motivo il 7 e 8 maggio parteciperà ai Mondiali a squadre di marcia che si terranno nella capitale, con la volontà di rappresentare la nostra bandiera in campo internazionale e di tornare a vincere.

Troppo spesso ci siamo imbattuti in sportivi, l’esempio di Marco Pantani calza a pennello, lasciati marcire nelle loro paure e nella loro solitudine. A differenza del cesenate, Schwazer è stato trovato con le mani nell’Epo, ma non si può accanirsi sistematicamente contro un uomo che ha pagato, andando a perdere fama, rispetto, prestigio, soldi, sponsor e trionfi. L’esposizione mediatica, in senso positivo e negativo, altera la mente e la percezione del reale, ci vuole rettitudine e forza morale che non tutti hanno, ma quando si sbaglia si paga, ed una volta estinta la propria pena le forche caudine risultano riprovevoli.

Lorenzo Cafarchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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1 commento

  1. il coni, complice, l’ha usato per bene finchè gli ha fatto comodo.. poi l’ha scaricato e lo usano come capro espiatorio… e tutti i pecoroni italiani, avvezzi ed inclini alla gogna mediatica e dall’urlo facile, gli van dietro…
    se non fosse che si è associato a quella porcheria di “libera” gli augurerei di vincere l’oro e metterli tutti a tacere.

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