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studenti-musulmaniRoma, 29 apr – Il Ministero della Pubblica Istruzione spagnolo sta valutando l’inclusione di una proposta elaborata della Commissione Islamica di Spagna tra le direttive da inviare ad istituti universitari e scolastici con le indicazioni principali del governo sull’organizzazione dell’attività didattica. Dopo l’introduzione dell’insegnamento dell’Islam nelle scuole, dunque, ora è il calendario “accademico” che potrebbe essere influenzato dai circa 280mila studenti di fede islamica presenti nelle scuole, con un picco di quasi 81mila unità in Catalogna.



Infatti, in seguito alla richiesta avanzata mesi fa dalla comunità mussulmana, che si rifà ad un documento sottoscritto nel 1992 dalla Commissione Islamica e dal governo spagnolo, a partire dal prossimo maggio, i direttori d’istituto non dovranno registrare l’assenza dell’alunno mussulmano in corrispondenza delle festività islamiche riconosciute dagli Accordi di Cooperazione, né dovranno fissare prove d’esame in quei giorni e particolarmente durante il mese di Ramadan. Il provvedimento interesserebbe, inoltre, il “capodanno islamico”, primo giorno del mese di Muharram; l’Achura, ricorrente nel decimo giorno dello stesso mese; Idu Al-Maulid, in ricordo della nascita di Maometto; l’ascensione del profeta; il giorno di festa per la fine del Ramadàn e, infine, il giorno in cui si celebra il sacrificio di Abramo. La Spagna, primo paese europeo d’altronde a riconoscere una festa islamica nelle enclave di Ceuta e Melilla, si appresta dunque a seguire l’esempio del Regno Unito, il cui governo si era mosso in tal senso già nei mesi scorsi.

Iniziative che non possono non indurre ad alcune considerazioni. La libertà religiosa è un diritto sacrosanto. Ma, mentre i mussulmani si conquistano – legittimamente nella loro prospettiva – il diritto di vivere la vita pubblica secondo i ritmi imposti dalla loro fede, la domenica, ad esempio, da giorno tradizionale di riposo, sta diventando un giorno lavorativo come un altro per molti lavoratori europei, con contratti che non riconoscono neanche più la paga relativa alla festività. Una prima considerazione, dunque, è relativa alle contraddizioni di una società che si muove ipocritamente su un doppio binario: da una parte, il liberismo ed il laicismo che valgono per gli autoctoni, dall’altra, un trattamento privilegiato riservato alle esigenze della comunità mussulmana. A Londra, il candidato sindaco mussulmano Sadiq Khan ha dichiarato: «sarò fieramente femminista» ed ha promesso di lottare per la riduzione del gap di genere nei salari. Peccato che, oltre alle discusse figure con le quali è entrato in contatto nel suo passato di avvocato per i diritti umani, sia stato anche beccato a partecipare come relatore ad eventi in cui l’ingresso delle donne era separato da quello degli uomini. Più femminismo e laicismo per tutti, ma con le dovute eccezioni quindi: sembra essere questa la direttrice politica europea.

Ma l’aspetto sostanziale è un altro: immaginate se, con la realizzazione completa del tanto agognato melting pot, ogni minoranza religiosa dovesse ottenere gli stessi vantaggi. E’ chiaro che una comunità nazionale ha il dovere di riconoscere la libertà religiosa di tutti ma anche quella di organizzarsi secondo le necessità della maggioranza e secondo le proprie tradizioni, preservandole. Il senso della parola “comunità” è anche nella spontaneità dalla quale scaturisce, dall’aggregazione naturale tra simili, con usi e costumi comuni, che ne facilitano e rafforzano l’organizzazione. La dimensione comunitaria, insomma, ha un valore anche pratico, parte probabilmente da lì, anche se sembriamo dimenticarlo in nome del politicamente corretto.

Emmanuel Raffaele



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