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Bologna, 3 giu – Ve la ricordate Giusi Rossi? La sguaiata cinquantenne antifascista bolognese che, durante la manifestazione contro il comizio di Forza Nuova avvenuta un paio di settimane fa, si era dapprima scagliata contro il cordone della polizia urlando e insultando tutti, e in un secondo momento era stata comicamente presa e “risucchiata” dall’altro lato del cordone. La donna si era resa protagonista di un video involontariamente ridicolo, divenuto poi virale, immortalato dalle telecamere di Local Team. “Da che parte state voi? Non ho vent’anni, non sono una studente, ho 55 anni, non me ne frega un ca**o, mi vuoi menare, menami! Pezzi di merda!” aveva gridato come un ossesso con gli occhi fuori dalla testa.

Provvedimenti disciplinari

Ora dal Resto del carlino si apprende che la donna è stata segnalata anche all’ufficio provvedimenti disciplinari del Comune di Casalecchio di Reno, dove ella lavora come dipendente. L’ufficio ha 30 giorni di tempo per decidere, dopodiché le conseguenze potrebbero rivelarsi piuttosto serie per la Rossi. “È questa la cosa assurda, io l’ho scoperto dai giornali. Non ho ricevuto alcuna telefonata, nessun avviso. Questa cosa è assurda. E ancora più assurdo è che la giunta di Casalecchio di Reno è guidata da un sindaco di sinistra, del Pd (Massimo Bosso ndr). Si sta attaccando una lavoratrice, un’antifascista, senza nessun motivo, perché io non ho insultato nessuno” ha affermato la donna. Ma nel video si sente chiaramente la donna che dava dei “pezzi di merda” agli agenti.

“Non ho insultato nessuno”

Ebbene, il sistema di valori (chiamiamoli così) degli antifascisti potrà anche differire dal nostro, ma l’ultima volta che avevamo controllato, l’espressione “pezzo di merda” era riconosciuta universalmente come insulto. Invece la donna continua a protestare: “Innanzitutto io mi muoverò tramite i sindacati e i miei legali per contestare questo provvedimento fino a quando non sarà ritirato. È assurdo che in una democrazia si attacchi una lavoratrice per aver espresso una suo opinione”. Per la Rossi, insomma, si profila concretamente il rischio di un licenziamento. Un po’ come avvenne con la docente torinese, anche lei antifascista, che aveva augurato la morte a degli agenti di polizia mentre manifestava contro CasaPound Torino e venne licenziata in tronco.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. Sarà un caso,ma se più di uno di questi malinconici odiatori sono lavoratori pubblici,significa che esiste in certi uffici o reparti della pubblica amministrazione,un ambiente non sano,ne corretto verso chi gli da lavoro,si credono pure invunerabili ai regolamenti.

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