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Roma, 3 giu – Sono immagini che colpiscono, perché inevitabilmente ci ricordano le vittime causate dal crollo del Ponte Morandi. Oggi è iniziata la demolizione di una casa di via Porro, la prima di una serie di edifici che verranno abbattuti prima della definitiva distruzione delle pile 10 e 11 con gli esplosivi. Una gru dotata di pinza idraulica è in azione, mentre un “cannone” sta sparando acqua nebulizzata per contenere il più possibile le polveri dll’edificio da cui si sono staccati i primi pezzi in cemento. E’ questo un intervento propedeutico alla demolizione che avverrà poi, probabilmente, il 24 giugno. Stando almeno alla data indicata dal sindaco di Genova, Marco Bucci, come migliore opzione.

Il primo cittadino del capoluogo ligure ha dichiarato che sarà il primo “a entrare nella zona dopo l’esplosione che demolirà le pile, per dimostrare che va tutto bene”. Bucci ha detto inoltre che sono previste “tantissime misure per contenere il rischio di polveri, l’acqua sarà erogata prima dell’esplosione per fare una “cascata” iniziale, poi sarà gettata sotto, i detriti cadranno sulle “trincee” d’acqua; infine, le lance spareranno acqua a contorno. Le simulazioni prevedono che dopo 4 ore dall’esplosione ci sarà lo stesso livello di polveri rispetto a prima dell’esplosione. Ma noi faremo rientrare la gente dopo 12 ore”.

Rischio amianto

Resta però la preoccupante incognita amianto. Il comitato Liberi cittadini di Certosa e l’Osservatorio nazionale Amianto (Ona) ha integrato l’esposto presentato in Procura lo scorso 20 febbraio. Si chiedono maggiori controlli sull’utilizzo degli esplosivi per la demolizione. Nell’esposto, il comitato chiede “l’apertura di nuove indagini sull’uso dell’esplosivo per l’abbattimento delle “pile” 10 e 11”, perché “la popolazione, nonostante la presenza di date ufficiose riguardo l’esplosione del ponte, non è stata messa a conoscenza adeguatamente di questa intenzione e di alcuni temi connessi come l’evacuazione e lo stoccaggio e il trasporto dei detriti delle due pile fatte saltare in aria con la dinamite”.

Il presidente del comitato, Ezio Bonanni, ha dichiaraoto che “al di là di tutte le rilevazioni e le valutazioni, temiamo ci sia un grave rischio per la salute dei cittadini e insistiamo perché venga applicato il principio di precauzione e venga rimosso alla radice ogni forma di rischio, con riferimento alle popolazioni investite del crollo del ponte”. Si teme poi che che gli enormi piloni del ponte possano cadere sul terreno del Parco Ferroviario, il quale contiene amianto e altre sostanze cancerogene, stando a quanto dimostrato dalle analisi effettuate sul pietrisco dalla struttura.

Alessandro Della Guglia

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