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Cagliari, 23 lug – Il prof. Giuseppe Serra, docente presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Giuseppe Manno” di Alghero, è ormai un nome affermato nella ricerca storiografica sulle vicende della destra politica in Sardegna del secondo dopoguerra. Dopo la prima edizione del suo studio (“Le origini della destra in Sardegna: il partito dell’uomo qualunque (1945-1956)”, Doramarkus, Sassari 2010), e dopo la ricostruzione storica delle origini del Movimento Sociale Italiano nell’Isola, scritta a quattro mani con Angelo Abis (“Neofascisti”, Pietro Macchione Editore, Varese 2016), la nuova edizione – riveduta e arricchita – della sua storia del qualunquismo sardo, “Le origini del qualunquismo in Sardegna. Il Fronte dell’Uomo Qualunque 1945-1956″ (Cavinato Editore International, Trieste 2017) costituisce un ulteriore contributo all’analisi della storia politica della Sardegna all’indomani del secondo conflitto mondiale.



Nella sua autorevole introduzione al libro di Serra, il prof. Giuseppe Parlato definisce questo studio “un’attenta e rigorosa ricostruzione del ruolo che ebbe, negli immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, la destra sarda prima della nascita del Movimento sociale italiano”. Di Guglielmo Giannini e del “Fronte dell’Uomo Qualunque” i politologi e gli storici hanno sempre trattato con quella tipica, intellettualistica affettazione di superiorità per cui “nella maggior parte dei casi il movimento di Giannini è stato considerato come una dimostrazione del fatto che l’Italia, dopo vent’anni di dittatura fascista, non era del tutto pronta per la democrazia. Il qualunquismo è stato visto come una sorta di malattia infantile: residuale, rozzo, un po’ reazionario, populista, un po’ fascista, ma di un fascismo deteriore”. Secondo Parlato, il fenomeno variegato e contraddittorio del qualunquismo, sicuramente collocabile in area moderata e conservatrice ma soprattutto diffidente, in nome dell’identificazione con la “Folla” dei comuni cittadini, della grande politica dei partiti, delle ideologie e degli “UPP” (uomini politici professionali), tanto del vecchio regime fascista, quanto del nuovo regime partitocratico.  Il qualunquismo racchiudeva pertanto, in ultima analisi, “una forma esasperata di richiesta di cittadinanza politica da parte della borghesia moderata, preoccupata di non poter avere, neppure con la sconfitta dei totalitarismi nostrani, la possibilità di tornare a essere classe dirigente”.

libro qualunquismo sardegnaNel primo capitolo, Serra descrive la nascita del qualunquismo con l’uscita del periodico “L’Uomo Qualunque”, fondato dal commediografo Guglielmo Giannini a Roma, il 27 dicembre 1945, e del singolare volume dello stesso Giannini, “La Folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide”, vero e proprio manifesto ideologico. Il “Fronte dell’Uomo Qualunque” cominciò a strutturarsi a seguito dell’articolo-appello “Grido di dolore” dell’8 agosto 1945, con il quale Giannini invitò i cittadini a costituire nuclei qualunquisti in tutta Italia. Il secondo capitolo descrive le vicende successive al 25 luglio 1943 in Sardegna e in particolare durante la carica dell’Alto Commissario per la Sardegna, generale di squadra aerea Pietro Pinna, che amministrò la Sardegna dal gennaio 1944 fino all’entrata in carica della prima giunta regionale (1949). Già dal 1944, il consolidamento del potere partitocratico ed epuratorio dei “Comitati di Liberazione Nazionale” nell’Isola (rappresentati al massimo livello all’interno della c.d. consulta regionale) e il malessere diffuso che ne derivò tra la piccola borghesia impiegatizia, professionale e agricola, furono il brodo di coltura dei primi movimenti di destra – prevalentemente monarchici – costituitisi nell’Isola, in particolare il Partito Agrario Sardo e il monarchico Partito Democratico Italiano di Enzo Selvaggi.

I capitoli terzo, quarto e quinto e settimo descrivono le vicende del qualunquismo nelle tre province sarde di allora (Sassari, Cagliari e Nuoro). A Sassari il Fronte fu costituito per iniziativa di Giuseppe Abozzi, esponente della storica famiglia di notabili liberali sassaresi, e del monarchico (antifascista) avv. Ugo Puggioni. In breve tempo il Fronte dell’Uomo Qualunque si radicò in tutta la provincia e alle elezioni comunali di Sassari del 31 marzo 1946, in coalizione con i monarchici nella lista “Bandiera”, ottiene un lusinghiero 14,1%. A Cagliari il Fronte vide la luce per iniziativa del medico Antonio Spanedda e del giovane procuratore Walter Angioi, mentre a Oristano ebbe il suo massimo esponente nel possidente Francesco Sanna Randaccio. Alle elezioni amministrative del marzo 1946, il risultato migliore fu quello di Cagliari con un buon 11,1%, oltre molti consiglieri eletti negli altri comuni della provincia. A Nuoro fu costituito in particolare per iniziativa dell’ex fascista Mario Mereu e ottenne subito, il 10 marzo 1946, un lusinghiero 16,6% alle elezioni comunali con la lista “Tricolore”, in coalizione con i monarchici. Alle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 (nelle quali ottiene il 5,27% e 30 seggi a livello nazionale e il 12,35% e un seggio a livello regionale sardo), la provincia di Sassari regalò al Fronte un ottimo 14,99%, Cagliari il 13,04% e Nuoro il 7,08%. Degno di nota il risultato del 2 giugno 1946 nei comuni di Cagliari, Sassari, Alghero, La Maddalena e altri centri, dove il partito fu il secondo più votato dopo la DC. Come nel resto d’Italia, la crisi del partito iniziò con l’irrigidimento della contrapposizione tra comunisti e anticomunisti e in particolare con la defenestrazione del Pci dal governo nel maggio 1947. L’opinione pubblica moderata, che fino ad allora aveva seguito il Fronte nella polemica antipartitocratica contro il governo del Cln, scelse il “voto utile” democristiano contro la minaccia comunista. In vista delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il partito di Giannini entrò nella colazione conservatrice del Blocco Nazionale, che includeva anche il Partito Liberale Italiano. Il “Blocco Nazionale” ottenne 19 deputati e 7 senatori, di cui 4 deputati – tra cui Guglielmo Giannini – e 3 senatori di estrazione qualunquista. Con l’insuccesso elettorale del 1948, la spinta propulsiva del qualunquismo potè dirsi esaurita. Seguì il travaso di molti quadri e militanti qualunquisti al Partito Nazionale Monarchico, al Partito Monarchico Popolare di Achille Lauro e al Movimento Sociale Italiano.

Il sesto capitolo tratta l’attività dei qualunquisti alla Consulta regionale, organo consultivo affiancato alla figura dell’Alto Commissario per la Sardegna che dal 27 gennaio 1944 e fino all’introduzione dell’ordinamento regionale, amministrò l’Isola per conto del governo nazionale. In seno alla Consulta, i rappresentanti qualunquisti si distinsero per l’opposizione nei confronti dell’istituzione dell’ente Regione e per la difesa dell’ente Provincia, sia per sfiducia nei confronti di una riforma che pareva mettere in discussione l’unitarietà dello Stato Nazionale, che per il timore che i rappresentanti di Sassari avevano di un centralismo regionale che avrebbe marginalizzato la Sardegna settentrionale. Nell’ottavo e ultimo capitolo, Serra esamina l’eredità storica del qualunquismo in Italia, attraverso Achille Lauro, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Non manca un richiamo alla teoria del collegamento tra il populismo, l’immaturità del sistema democratico e il c.d. “familismo amorale” nell’Italia meridionale e insulare del sociologo Edward Banfield, anche se l’autore sembra scettico su tale ricostruzione atteso che populismo e sfiducia verso la politica sono fenomeni ampiamente diffusi anche a nord delle Alpi (“i fenomeni neopopulisti sono parte integrante dei sistemi politici di Olanda, Belgio, Francia, Austria, Norvegia, Danimarca, Svezia: tutti paesi in cui esiste una condizione di stabilità democratica più che decennale”). Prudentemente l’autore evita di allargare il discorso al recente fenomeno del “Movimento Cinque Stelle” e all’ondata populista senza precedenti che è emersa in tutta Europa a seguito del manifesto e catastrofico fallimento dell’Unione Europea, dell’Euro e della recentissima crisi immigratoria. Ciò che è certo, ci ricorda Giuseppe Serra, è che “Lo spirito di Guglielmo Giannini è sempre stato in agguato, pronto a fustigare i comportamenti dei politici, e a inserirsi a pieno titolo nel gioco democratico. Pronto a riempire le piazze, inveendo contro il professionismo delle poltrone”.

Luca Cancelliere



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