Roma, 15 set – Che il Pd non sia particolarmente in salute, è risaputo. Un’elezione vinta sul filo del rasoio, quattro premier in cinque anni, alleanze raffazzonate per raggiungere la maggioranza, defezioni e scissioni dei leader storici, riforme annunciate e mai realizzate. Se si esclude la parentesi di Renzi, che inizialmente aveva ridato linfa al centrosinistra, quello del Pd sembra una lento ma inesorabile declino. Se non fosse per la compiacenza di molti media mainstream e per il caos che regna nel centrodestra e tra i pentastellati, le cose potrebbero andare addirittura peggio.

La cartina al tornasole di questo declino è proprio il flop clamoroso registrato negli ultimi anni dalle Feste dell’Unità. Sono ormai lontani i tempi in cui il Pci mobilitava folle oceaniche o, fino al 2011, l’affluenza era ancora di tutto rispetto. Ora, invece, si vedono sale semivuote, ospiti snobbati e, ovviamente, casse vuote. Avevamo già raccontato un paio di settimane fa di Poletti (cioè un ministro!) che si trovò a parlare di fronte a una sparuta manciata di spettatori, peraltro piuttosto attempati. Ma Poletti non è stato il solo: anche Orfini, a Firenze, si è ritrovato un pubblico composto da una dozzina di spettatori.

Le Feste dell’Unità, ormai, sono un flop ovunque, anche nelle storiche roccaforti emiliane e toscane. E le finanze – ça va sans dire – ne risentono. Una situazione ben fotografata da Andrea Rossi, responsabile nazionale dell’organizzazione del Pd: “È da 12-13 anni che le feste, al netto della pubblicità, sono in passivo. Non mi preoccupa la partecipazione, ma i bilanci”. L’evento bolognese, per dire, che di solito garantiva al partito entrate sostanziose, quest’anno ha registrato un passivo di 100 mila euro.

Elena Sempione

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