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Roma, 14 feb – Era il 14 febbraio 1807 quando l’avvocato Luigi Ruffini ebbe un figlio al quale mise nome Giovanni Battista. Questo piccolo italiano sarebbe diventato, di li a poco, un personaggio fondamentale per il costituirsi della nostra nazione. Laureatosi in giurisprudenza, il giovane Giovanni Battista iniziò ad avvicinarsi agli ideali rivoluzionari che, negli anni ’30 dell’ ‘800, infiammavano il ducato di Modena e che sfociarono, nel febbraio del 1831, nell’insurrezione guidata da Ciro Menotti. Ruffini era molto legato al rivoluzionario modenese e decise di aiutarlo nel suo tentativo insurrezionale. Il 3 febbraio Giovanni venne arrestato dalle truppe del sovrano Ferdinando IV e, una volta condotto di fronte al duca, venne condannato alla pena capitale ma, grazie all’intervento del popolo modenese che chiese a gran voce che gli venisse risparmiata la vita, Ferdinando decise di risparmiarlo.
Ruffini fu costretto all’esilio. Decise, allora, di rifugiarsi in Francia e, a Parigi, concluse gli studi di matematica. Dalla capitale francese si spostò a Marsiglia. Nel suo soggiorno nella costa francese conobbe un altro fondamentale rivoluzionario, Giuseppe Mazzini. I due entrarono presto in amicizia e collaborarono alla stesura del programma della “Giovine Italia”, il movimento rivoluzionario di Mazzini poi futuro programma politico del Partito Repubblicano Italiano. Nel 1848 Giovanni Battista prese le armi con l’esercito sabaudo, fiducioso nella possibilità offerta dalla corona di Sardegna di unificare la penisola. Si arruolò al servizio di Garibaldi con i “Cacciatori delle Alpi” e combatté durante la Seconda Guerra d’Indipendenza a fianco dei Francesi per liberare la Pianura Padana dall’invasore austriaco.
Nel 1859 partecipò alla sanguinosa battaglia di San Martino e Solferino, uno scontro fondamentale per decidere gli assetti della guerra contro l’impero asburgico. La battaglia, infatti, si concluse con una vittoria franco – sabauda ma le perdite furono immense da entrambi gli schieramenti. Un riconoscimento particolare ebbero le donne dei paesi vicino al campo di battaglia, le quali al grido “Tutti fratelli ! Tutti fratelli!” raccolsero i corpi martoriati dei soldati e li curarono al massimo delle loro possibilità, senza badare alla nazionalità della vittima, bastava che fosse tratta in salvo in qualche modo. Henry Dunant, ricco filantropo svizzero, restò colpito da questo atto di bontà delle donne lombarde e, sul loro esempio, decise di fondare, di li a poco, la Croce Rossa Internazionale, un servizio necessitasse assolutamente volontario e gratuito di aiuto a chiunque ne necessitasse. Il numero incalcolabile di morti francesi causò, inoltre, un forte sdegno tra l’opinione pubblica francese. L’imperatore Napoleone III si vide costretto, quindi, a lasciare il campo di battaglia e portare a termine celermente una pace con gli austriaci i quali cedettero la Lombardia al Regno di Sardegna.
Ma torniamo a Giovanni Battista; alla fine del 1859 venne nominato comandante e Manfredo Fanti, ministro della guerra, lo pose a capo della prestigiosa accademia militare di Modena, famosa ancora oggi in tutta Italia. Il 25 marzo dell’anno seguente, per il suo valore sul campo militare, per la sua fedeltà alla corona e per la sua fiducia agguerrita nell’ideale mazziniano di Italia unita, Ruffini divenne deputato del Regno d’Italia. Il soldato, politico, letterato nonché patriota italiano si spense all’età di 84 anni nella sua Modena il 24 marzo 1891.
Tommaso Lunardi

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