Berlino, 21 giu – I presidi militari dell’Impero Romano al confine settentrionale non erano sempre così appaganti. Il brutto tempo portava pioggia e gelate improvvise, le popolazioni barbare erano imprevedibili e l’intero paesaggio, compreso di villaggi, offriva ben poche apetibili risorse. In confronto, ad esempio, a Nimega, i romani che in armi avevano prestato servizio in una guarnigione della Germania inferiore, potevano ringraziare abbondantemente gli dei. Fin dai tempi antichi, per fattori climatici, paesaggio e culture diverse, i Romani tracciarono i confini dell’Europa molti dei quali sopravvissuti anche alla globalizzazione.

Quei legionari romani a Nimega: una scoperta eccezionale

Uno spettacolare ritrovamento effettuato dagli archeologi olandesi nei pressi di Nijmegen – Nimega, città a pochi chilometri dalla Germania, ci rivela gli antichi culti delle legioni di Roma. Negli ultimi mesi sono venuti alla luce i muri di fondazione di un tempio romano, quasi completamente conservati. Numerose pietre votive e idoli sembrano provenire da legionari che usavano gli stessi per ringraziare gli dei.

Alla fine del 2021, un gruppo dilettantistico di archeologi aveva scoperto i primi oggetti nel quartiere di Herwen-Hemeling, vicino a Nimega, nei pressi della città tedesca di Emmerich. Gli specialisti del Riksamt für Kulturelles Erbe si imbatterono presto nelle tracce di almeno due templi. “Nei Paesi Bassi non è mai stato trovato un sito così completo, con edifici templari, altari di consacrazione e grotte con resti di sacrifici”, hanno informato le autorità.

Il sito di costruzione era stato scelto deliberatamente dai Romani a Nimega. Nel punto di separazione tra il Reno e il Waal, gli ingegneri dell’Urbe ampliarono e innalzarono una piccola collina. Un risultato tecnico notevole questo, tra l’altro in una zona bassa e spesso allagata. Finora vi sono stati scoperti un tempio gallo-romano e un santuario più piccolo. Sculture in pietra calcarea fungevano invece da decorazione architettonica e le pareti di entrambi gli edifici erano colorate. Intorno a loro si trovavano numerosi altari su cui i Romani a Nimega offrivano i loro sacrifici ed ex-voto.

Rinvenuta una bellissima coppa romana

Gli scavi romani di Nimega hanno inoltre portato alla luce una magnifica coppa romana in vetro blu, in condizioni immacolate. La coppa di vetro ha almeno 2000 anni e non presenta alcuna scheggiatura o crepa. “È davvero speciale”, ha affermato l’archeologo Pepijn van de Geer, che ha guidato lo scavo.

Nella sua dichiarazione, l’archeologo ha affermato che la ciotola è di produzione romana, che potrebbe provenire da grandi località come Xanten o Colonia in Germania e che all’epoca vi erano laboratori di vetro. Tuttavia, ha anche menzionato la possibilità che sia stata prodotta in Italia. “Questi piatti venivano realizzati lasciando raffreddare e indurire il vetro fuso su uno stampo. Il motivo a strisce veniva tracciato quando la miscela di vetro era ancora liquida. L’ossido di metallo provoca un colore blu”.

Limes Germanicus

Per circa 450 anni, dal 55 a.C. al 410 d.C., la parte meridionale dei Paesi Bassi fu integrata nell’Impero Romano. Durante questo periodo la presenza romana nei Paesi Bassi ha esercitato un’influenza enorme sulla vita, il territorio e, soprattutto, la cultura delle persone che all’epoca abitavano la zona. Tra queste, al di là del Limes, vi erano agguerrite tribù come i Frisi e i Batavi che in più occasioni rappresentarono un grosso problema per i legionari Romani.

Se nel suo De Bello Gallico Giulio Cesare ci offre una prima panoramica di quelle genti e di quei territori, tracciandone i confini naturali e culturali, diversi anni dopo l’Impero Romano ne completò l’opera. Lo stesso fiume Reno venne indicato da Cesare come il confine naturale tra la Gallia e la Germania.

Ulpia Noviomagus Batavorum

Ulpia Noviomagus Batavorum, così era chiamata la moderna Nimega, era un insediamento minore fortificato a rinforzo del Limes Germanicus. Era dunque un castrum legionario romano durante l’età di Augusto facente parte del sistema difensivo a guardia del fiume Waal e della valle del Reno.

Nel 69 i Batavi, la tribù locale, insorse contro l’accampamento romano distruggendo il vicino piccolo villaggio di Oppidum Bataviorum. Sedata la rivolta, l’accampamento militare che divenne famoso per aver ospitato la Legio X Gemina, fu ricostruito più grande di quello precedente.

Nel 98 poi, Nimega fu la prima città degli attuali Paesi Bassi a diventare un municipium. Nel 103 la Legio X venne trasferita a Vienna e, l’anno successivo, l’imperatore Traiano rinominò la città Ulpia Noviomagus Batavorum. Il nome attuale di Nijmegen deriva appunto da Noviomagus.

Tra il 121 ed il 146 qui tornò a soggiornare, anche se per breve tempo, la legio IX Hispana dopo il suo ritiro dalla Britannia. Dal III secolo d.c. – Noviomagus fece parte per i secoli successivi del settore nord del Limes renano con il difficile compito di respingere le invasioni della confederazione germanica dei Franchi. Nel IV secolo, col declino dell’Impero Romano, Nimega entrò in possesso dei Franchi e ospitò un palatium di Carlo Magno.

Tornare agli antichi fasti romani

Una zona ricca di storia romana, spesso dimenticata, ma che ci auguriamo possa trovare il giusto posto e il giusto peso nell’Europa moderna. Oggi bistrattati e umiliati dalla Ue, gli antichi antenati degli italiani seppero unire creando confini e ordinare l’Europa fondando nuove città laddove regnava il caos tribale. Imparassimo dalla nostra storia, forse un giorno potremo tornare un popolo fiero e forte del proprio passato.

Andrea Bonazza

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