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Londra, 1 ago – Un’iniziativa di cui sentivamo la mancanza. Per fortuna che ci pensa il Globe Theatre di Londra a combattere il patriarcato, liberando finalmente la recitazione dai vincoli di genere. L’ultima cialtroneria si chiama “gender-blind casting”, ovvero audizioni per sole donne che concorrono a ruoli maschili e viceversa. Accade così che il povero Amleto di Shakespeare venga interpretato da una donna, mentre a recitare nei panni della sua fidanzata Ofelia sia un uomo. Il pubblico è rimasto sorpreso e non tutti hanno digerito la recitazione di Michelle Terry nei panni del principe danese o di Shubham Saraf (di origine indiana) in quelli di Ofelia.
L’ideologia gender non ha risparmiato nemmeno altri protagonisti del dramma shakespeariano, come Orazio, amico di Amleto, interpretato da Catrin Aaaron, per non parlare di Laerte, giovane cavaliere fratello di Ofelia e protagonista di un duello contro Amleto, la cui rappresentazione è affidata all’attrice Bettrys Jones. Da quanto apprendiamo leggendo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, quest’ultima follia del cross-gender acting (recitazione libera dai vincoli di genere, conseguenza delle audizioni “gender-blind”) è praticata da almeno una decina di teatri nel Regno Unito. Ovviamente dietro questa pantomima non potevano che esserci esponenti del movimento #MeToo, che per reagire alle molestie nel mondo dello spettacolo e alla preponderanza di ruoli da protagonisti riservati agli uomini, ha pensato bene di spingere per l’assegnazione molti di questi ruoli alle donne.
Per fortuna a pensare che “Shakespeare si rivolterebbe nella tomba” non ci siamo solo noi beceri sessisti sovranisti del Primato Nazionale, ma anche Alan Stanford, regista e attore teatrale molto noto in Gran Bretagna. C’è chi provocatoriamente dice che se “Amleto può essere rappresentato da una donna allora anche Giulietta potrebbe essere interpretata da un uomo?”. Ovviamente al momento questa castroneria del cross-gender in ambito teatrale rappresenta quasi esclusivamente una rivendicazione femminile, un nuovo inutile fronte dove rivendicare presunti diritti un tanto al chilo. Del resto se il gender è riuscito a costruire un impianto ideologico completamente sconnesso dalla natura e dalla realtà, perché non provarci anche con la finzione teatrale?
Davide Di Stefano

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