Roma, 20 ott – Mario Draghi saluta i giornalisti, come viene riportato dall’Ansa. A tutti gli effetti l’ormai presidente del Consiglio uscente (mettiamoci un forse, che non si sa mai), il presunto supermario viene tanto per cambiare incensato dopo quasi due anni di governo.

Draghi addio (speriamo)

Draghi saluta la stampa, ovvero la sua migliore amica: “Cosa ho imparato in 20 mesi? Troppe cose. È stata un’esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento. Finisce in modo molto soddisfacente. Tutti noi abbiamo la buona coscienza del lavoro fatto”. Poi aggiunge: “Vi rivolgo un ringraziamento sentito. Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario a cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana. Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del consiglio, da me il rispetto che si deve a stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile”.  Ci mancherebbe anche che non ringraziasse, caro Draghi. I giornalisti sono stati i suoi alleati migliori. Per l’appunto, come lei stesso dice, “è stata una collaborazione piacevole, anche dal punto di vista umano. Nessuno si aspettava che avremmo fatto tante conferenze stampa che duravano ore indefinite”.

A mai più rivederci (anche se purtroppo è solo teoria)

Addio dottor Draghi, e a mai più rivederla, quanto meno come presidente. Anche se sappiamo bene che la sua presunta agenda (nel senso di parto della sua mente e non di commissioni esterne) difficilmente sarà eludibile. Sappiamo bene che il “pilota automatico” da lei innescato condizionerà ogni esecutivo possibile, da qui al 2026 (prima che arrivino altre “guide”, sia chiaro). Sappiamo bene quanto lei sia stato più un esecutore che un “creatore”. Anche perché per creare ci vuole talento. E lei come attore politico, se lo faccia dire, ha dimostrato di valere molto poco. Si è rivelato addirittura più imbarazzante di quanto nessuno potesse immaginare, soprattutto nella gestione della politica estera ma – ammettiamolo – già da quella interna, dove un parlamento completamente prostrato ai suoi piedi e partiti che hanno fatto a gara per accontentarla a volte non le bastavano neanche, considerato quanto si lamentava non appena qualche virgola di dissenso veniva – per puro caso – messa in evidenza.

Incapace di guidare una nave senza la pappa pronta con la riverenza e appoggio di tutti, incapace di esprimere una linea sulla scena internazionale minimamente autonoma, in compenso abilissimo ad eseguire programmi già decisi a livello internazionale da tempo, in alcuni casi da decenni. Praticamente, un robot. Incensato e osannato dalla stampa intera come il salvatore e il messia. Da questo punto di vista, è fortunato: le pacche sulle spalle infinite portano spesso a sopravvalutarsi e a vivere l’illusione di un valore che non c’è. Noi saremmo davvero felici di non rivederla mai più. Addio.

Stelio Fergola

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