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Milano, 19 apr – È l’ultimo gioco di ruolo che sta spopolando nel giro dei centri sociali milanesi. Quello al profugo. Per la modica cifra di 15 euro a Milano si può provare l’ebbrezza di uno sbarco. Ad avere questa idea che lucra sulla pelle di chi ha vissuto l’esperienza del viaggio su un barcone, sono stati i compagni del collettivo Macao, che occupano un centro sociale alla periferia sud di Milano.
Un giornalista del Giornale ha deciso di provare e ha raccontato come funziona. “La tuta in stile Guantánamo. Un cappuccio nero in testa e “da adesso siete nelle nostre mani”. Veniamo sballottati al buio col rumore del mare in sottofondo”. Comincia così il racconto di un sabato pomeriggio di follia, dove il centro sociale si trasforma in una frontiera da attraversare per mettersi nei panni di chi approda sulle coste italiane a bordo di un barcone. Un’ora e mezza in tutto. Ma per giocare c’è la fila e i posti sono limitati. 50 posti per ogni turno, quattro in tutto, dalle quattro del pomeriggio alle due di notte. A ciascun migrante per gioco viene assegnato un personaggio e una storia da interpretare.
Al cronista del Giornale è toccata la sorte del poeta gay perseguitato e costretto a scappare dal suo Paese per via del suo orientamento sessuale. Si chiama Arim. Nel suo gruppo ci sono persone che interpretano religiosi, donne, e altri personaggi con storie uniche e problematiche.
E se nell’ex macello occupato dai compagni di Macao c’è chi paga per fare il profugo, è pur vero che la scenografia è di quelle pensate in grande stile, per ricreare l’atmosfera di un lager chiamato Europa, dove i militari sembrano usciti da un film ambientato 70 anni orsosno.
“Militari con esagerate maschere antigas e armi in pugno dividono il carico di carne umana appena «sbarcato»” scrive il Giornale. “Sembrano soldati delle SS naziste più che poliziotti (…) Al centro della stanza campeggia una bandiera dell’Europa con lo sfondo nero e le dodici stelle bianche (…) Per ottenere il pass occorre sottoporsi a quattro passaggi: la visita medica, il colloquio, un questionario, il fotosegnalamento e le impronte digitali”. E alla fine il colloquio con la commissione per le richieste d’asilo.
Il gioco di ruolo è una performance di natura teatrale, o almeno così è stato pubblicizzato. Nella realtà un passatempo di pessimo gusto per i radical chic della sinistra al caviale che con la realtà dell’immigrazione si sporcano le mani solo dietro compenso.
Anna Pedri  
 
 

3 Commenti

  1. È oramai chiaro,acclarato e confermato…… In quei luoghi melmosi e fetidi gira molta,troppa , droga……centri socialmente utili allo spaccio. Che meravigliosa idea. Auguri,povera,Italia.

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