Roma, 11 lug – Negli Stati Uniti continuano le polemiche legate alle leggi sull’aborto. In Texas una donna in stato interessante è stata multata perché, in auto da sola, stava guidando nella corsia preferenziale per le auto in condivisione. È successo lo scorso 29 giugno a Dallas. La trentaduenne Brandy Bottone, incinta di trentaquattro settimane, ha imboccato la corsia preferenziale dedicata al carpooling. La donna, in ritardo nell’andare a recuperare il figlio di 6 anni, per guadagnare qualche minuto di vantaggio ha commesso l’ipotetica inflazione ed è stata fermata dagli agenti. La donna incinta intende però adesso contestare il pagamento dei 215 dollari di multa. Come lei stessa ha spiegato alla polizia americana, dopo il ribaltamento della sentenza sul diritto all’aborto, il feto che porta in grembo è già una vita e quindi un secondo passeggero.

Il racconto della Donna

A quanto ha raccontato Brandy Bottone al Dallas Morning News, un agente le si sarebbe affacciato al finestrino chiedendole: “C’è qualcun altro in macchina?”. La donna incinta avrebbe allora risposto: “La mia bambina è proprio qui. Ed è una persona”. L’agente di polizia avrebbe quindi risposto: “No. Devono esserci due persone fuori dal corpo“, come previsto dal codice stradale texano. Contrariata, Bottone si è appellata all’annullamento della sentenza del 1973 che, nei giorni scorsi, tra mille polemiche ha sancito il divieto di aborto in Texas. “Se ora un feto è considerato un essere vivente, perché non può contare come secondo passeggero?“, ha ribadito la donna incinta“Questa cosa mi fa ribollire il sangue. Come può essere giusto? Secondo la nuova legge, questa è una vita”.

Antiabortista o furbetta?

Mentre il dipartimento di polizia non ha ancora voluto rilasciare commenti, secondo Brandy Bottone la polizia le avrebbero detto che, se avesse contestato la multa, la pratica sarebbe potuta andare a buon fine. Sul particolare episodio, è intervenuta nelle scorse ore anche la portavoce di Texas Alliance for Life, Amy O’Donnell, dando però ragione agli agenti. “Mentre il codice penale in Texas riconosce un bambino non ancora nato come persona, quello stradale non specifica lo stesso. E un bambino che risiede nel grembo materno non occupa un posto in più. E con un solo occupante seduto, l’auto non soddisfaceva i criteri necessari per guidare in quella corsia”.

Texas Alliance for Life

Texas Alliance for Life è un’organizzazione statale senza scopo di lucro impegnata a proteggere il diritto fondamentale alla vita di tutti gli esseri umani innocenti. Il sodalizio promuove il rispetto del loro valore e dignità dal momento del concepimento fino alla morte naturale, utilizzando mezzi legali e pacifici. Texas Alliance for Life si oppone quindi alla difesa e alla pratica dell’aborto, dell’infanticidio, dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Ma l’Europa insiste e tutela l’aborto

Tornando in Europa, invece, corso ai ripari il Parlamento Europeo sta inserendo l’aborto tra i diritti fondamentali dell’Ue. “Non ci faremo intimidire da questo delirio ideologico di ispirazione totalitaria, né dalla volontà di tagliare qualsiasi finanziamento ad associazioni pro vita che tutelano il bene primario e inalienabile della vita umana”. A dichiararlo per mezzo di un comunicato è Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.

La risoluzione Ue

“Fortunatamente – continua Coghe – la Risoluzione non è vincolate per gli Stati membri e faremo di tutto affinché la cultura dell’uccisione dei più deboli non prevalga, ma venga tutelato il diritto alla vita di ogni cittadino europeo”. Con 324 voti favorevoli, 155 contrari e 38 astensioni, l’Europarlamento aveva approvato nei giorni scorsi la risoluzione, sulla decisione della Corte suprema degli Stati Uniti, di revocare il diritto all’aborto negli USA e la necessità di salvaguardare il diritto all’aborto e la salute delle donne nell’UE.

Andrea Bonazza

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