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Roma, 31 mag – Una maxi muta da 25 milioni di euro è stata inflitta all’Italia dalla Corte di Giustizia Europea per essere in ritardo di 18 anni nell’adempimento dell’attuazione del diritto dell’Unione in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane. Semplificando: l’Italia è stata multata per non aver messo a norma oltre 100 centri urbani o aree che erano sprovvisti di reti fognarie o sistemi di trattamento delle acque reflue.
La Corte ha anche condannato Roma a pagare una sanzione di 30 milioni di euro per ogni semestre di ritardo. Tutto ciò perché l’Italia era già stata condannata nel 2012 per lo stesso motivo, e deferita per la seconda volta dalla Commissione europea per una procedura di infrazione cominciata nel 2004. L’inadempienza è proseguita e questo ha determinato la maxi multa e la sanzione aggiuntiva per ogni semestre di ritardo.
Secondo quanto hanno stabilito i giudici dell’Ue l’inadempimento dell’Italia è un fatto di particolare gravità. Non solo perché è durato quasi sei anni dopo la prima condanna, ma “per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane sono idonee ad arrecare pregiudizio all’ambiente”. Anche perché la Corte “sottolinea che la messa in conformità dei sistemi di raccolta e di trattamento secondario delle acque reflue urbane di alcuni agglomerati con le disposizioni della direttiva avrebbe dovuto essere realizzata al più tardi il 31 dicembre 2000”. In aggiunta a questo la Corte ha evidenziato che alla data limite dell’11 febbraio 2016, l’Italia non aveva preso tutte le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza già emessa nel 2012 al fine di rispettare gli obblighi che le incombono in forza della direttiva.
La direttiva in questione (la 91/271/CEE) stabilisce che gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati (città, centri urbani, insediamenti) con una popolazione di oltre 10.000 abitanti e che scaricano acque reflue in aree sensibili effettuino correttamente la raccolta e il trattamento delle acque reflue urbane.
In realtà qualche passo è stato fatto da quella sentenza del 2012 e il sistema fognario è stato messo in regola in gran parte di quei cento agglomerati di cui parla la Corte. Non in tutti però, dato che all’appello ne mancano ancora 14, che risultano ancora non in regola.
Ma dove andranno a finire i soldi che dovrà pagare l’Italia? Naturalmente nel bilancio dell’Unione Europea.
Anna Pedri
 

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