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Roma, 31 mag – Il record assoluto di attesa per la formazione di un governo oggi tocca quota 88 giorni da quando abbiamo votato. Non era mai successo nella storia repubblicana. Colpi di scena, voltafaccia, ipotesi multiple, totonomi, premier che vanno e vengono: è successo di tutto e nella giornata di oggi potremmo ancora vederne delle belle (si fa per dire).
L’Italia ha assistito attonita a ben cinque giri di consultazioni, due mandati esplorativi, ai presidenti di Senato e Camera, e ben due pre-incarichi. Il primo a Giuseppe Conte, premier indicato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini per il governo M5S-Lega, il secondo al tecnico Carlo Cottarelli (che ora è in stand-by in attesa che parta il governo giallo-verde, sempre se dovesse davvero partire).
In questi 88 giorni il fatto più eclatante è stato di certo la crisi istituzionale scatenata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una crisi (anche costituzionale, per certi versi) senza precedenti nella nostra Repubblica, con tanto di richiesta di impeachment, di mettere sotto accusa il capo dello Stato per attentato alla Costituzione. Poi i 5 Stelle hanno deposto le armi, ritirato l’impeachment e sono tornati a trattare con il Colle. Ma intanto la Lega ha annunciato che nel fine settimana raccoglierà le firme per l’elezione diretta del capo dello Stato.
Vediamo, giorno dopo giorno, le tappe fondamentali della crisi politica.
4 marzo: Dalle urne, per via della nuova legge elettorale proporzionale, escono tre blocchi, nessuno in grado di governare da solo – M5S primo partito, centrodestra coalizione più votata, Pd ultraridimensionato. Il Parlamento è bloccato.
23-24 marzo: Deputati e senatori sono stati chiamati a eleggere i presidenti di ciascun ramo del Parlamento. Dopo i primi scrutini senza esito, Matteo Salvini propone il nome della forzista Anna Maria Bernini per Palazzo Madama senza il consenso di Silvio Berlusconi. Una mossa che ha permesso di sbloccare il dialogo con il M5S, mettendo da parte il candidato del centrodestra Paolo Romani. Il giorno successivo, dunque, ecco l’elezione del pentastellato Roberto Fico come presidente della Camera e della forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati come presidente del Senato. Nasce l’asse giallo-verde.

4 aprile, primo giro di consultazioni – Dopo le vacanze di Pasqua, Mattarella inizia il primo giro di consultazioni con i partiti. Esito negativo: nessuno si è detto disponibile a scendere a patti con gli avversari. Il centrodestra, in questa prima occasione, si è presentato separato (ma compatto nelle parole da riferire al capo dello Stato).
12 aprile, secondo giro di consultazioni – Dopo una settimana Mattarella ci riprova, ma il tempo non ha portato consiglio ai partiti. Il centrodestra stavolta sale al Colle unito, ma tiene banco il dialogo con il M5S. Iniziano i veti incrociati: Di Maio dice no a Berlusconi, Berlusconi dice no a Di Maio, Salvini dice no a Renzi.
18 aprile, mandato esplorativo alla Casellati – Per uscire dallo stallo, il Colle conferisce il mandato esplorativo alla presidente del Senato Casellati. Ma, attenzione, c’è una novità rispetto alla prassi: il mandato deve soltanto a verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare tra i partiti della coalizione di centrodestra e il M5S. Niente da fare, però. Il 20 aprile Casellati rimette il mandato: non ci sono le condizioni per trovare un accordo.
23 aprile, mandato esplorativo a Fico – A questo punto tocca alla terza carica dello Stato, il presidente della Camera, verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare, stavolta però tra il Pd e il M5S. Fico incontra la dirigenza dem, fra cui il segretario reggente Maurizio Martina, e il dialogo sembra partire. Ma poi Matteo Renzi, spariglia le carte: il Pd – dice l’ex segretario, che controlla la maggioranza dei dem – non voterà mai la fiducia a un governo pentastellato. E si torna al punto di partenza.
7 maggio, terzo giro di consultazioni – Dopo 64 giorni dal voto, il capo dello Stato indice un nuovo giro di consultazioni per cercare di risolvere lo stallo. Al termine della giornata, e incassato il no dei partiti, Mattarella lancia l’aut aut: o si vota un governo “neutrale” (che poi sarebbe tecnico), in grado di portare il Paese fino a gennaio 2019 – al fine di affrontare gli appuntamenti europei e la legge di Stabilità – , o si torna al voto entro l’estate, cosa – sottolinea il capo dello Stato – mai successa in passato. L’aut aut funziona: Di Maio e Salvini avviano la trattativa (e chiedono proroghe). Si creano le condizioni per far nascere il governo giallo-verde, il tutto grazie al “passo di lato” di Berlusconi.
14 maggio, quarto giro di consultazioni – Mattarella convoca i due partiti. Sembra tutto risolto, ma c’è bisogno di altro tempo per chiudere il “contratto di governo” voluto dal Di Maio.
21 maggio, quinto giro di consultazioni – Ad accordo raggiunto, Di Maio e Salvini presentano il programma definitivo al Colle (approvato quasi all’unanimità sia dagli iscritti alla piattaforma Rousseau grillina, sia dai votanti ai gazebo organizzati dalla Lega). Poi chiedono altro tempo per trovare il nome del candidato premier. Arriviamo così all’avvocato civilista Giuseppe Conte. Faceva parte della lista di ministri in pectore indicata da Di Maio in campagna elettorale, è un tecnico, non ha alcuna esperienza politica.
23 maggio, Conte accetta con riserva – Il governo giallo-verde sta per nascere. Conte viene convocato al Quirinale e Mattarella gli affida la nomina, che il professore (come da prassi) accetta con riserva. Inizia la trattativa fra Movimento 5 stelle e Lega per la squadra di governo.
27-28 maggio, Mattarella dice no a Savona, Conte rinuncia, arriva Cottarelli – Arriva il casus belli: la proposta (senza alternative) di Paolo Savona al ministero del Tesoro, la casella più importante del governo. Savona è considerato un eurocritico, caratteristica che al Colle non piace. Conte rimette il mandato, Di Maio grida all’impeachment. In serata il Colle fa sapere di aver convocato l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli per il giorno seguente. Sarebbe un governo tecnico senza maggioranza in Parlamento, destinato a portare il Paese a nuove elezioni.
29 maggio, Cottarelli lascia il Quirinale dal retro – Mr. spending review è atteso dal capo dello Stato con la lista dei ministri. Ma poi si scopre che Cottarelli è uscito dal retro del Quirinale senza rilasciare dichiarazioni. E soprattutto senza sciogliere la riserva. Il Colle fa sapere che il premier incaricato sarebbe tornato da Mattarella l’indomani mattina.
30 maggio, Cottarelli in stand-by, si tratta per il governo giallo-verde 2.0 – Eccoci arrivati a ieri: il premier incaricato, con la lista dei ministri già pronta, annuncia che forse esistono le condizioni per la formazione di un governo politico. Mattarella dà un’altra chance a Salvini e Di Maio. Il nodo resta sempre Savona: andrà a un altro ministero?

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