Roma, 26 mag – Prima seminano, ora piangono per le troppe armi in Usa. Gli americani sono così, eternamente ancorati alla lacrima spettacolare quando avvengono le tragedie, totalmente incapaci di rifuggire dalla loro cultura della pistola facile. E dopo la strage in Texas, gli ultimi dibattiti in seno al Partito democratico (teoricamente, quello che dovrebbe essere più ostile alla diffusione di armi), pubblicati anche dall’Ansa, lo dimostrano.

Armi, Usa, e la “riforma” che non servirà a nulla

Ora si parla di “riforma delle armi” come se non ci fosse un domani. Impossibile non farlo, probabilmente, anche solo per questioni d’immagine, visto l’imbarazzo per l’ennesima tragedia consumata negli States, ai danni di decine di vite innocenti spazzate via così, quasi in un battito di ciglia, perché nel favoloso sogno americano c’è anche la possibilità di comprare una pistola come se fosse un sacchetto di pop corn al cinema. Ci aveva provato Joe Biden a metterci una pezza, ma ora il mondo magico colorato di blu prova a discuterne, come sempre, girando intorno all’argomento senza risolverlo mai. Certo, procuratore genio di ieri non ha aiutato, con la sua propostona (“armiamo gli insegnanti”), ma anche le affermazioni proferite nelle ultime ore lasciano un senso di grande vuoto e incompiutezza.

In particolare Chuck Schumer, che dei democratici è leader in Senato, chiede di forzare un voto nei prossimi giorni. Ma per fare cosa? Legge con divieti certi, che precluda almeno a una fascia della popolazione l’acquisto di oggetti “da sparo”? Macché. Si parla di misure di controllo rafforzato su coloro che acquistano armi. Un concetto “rivoluzionario” su cui i dem spingono da tempo, osteggiati da repubblicani che – in questo – sono ancora più pazzi di loro. Un concetto che la Camera stessa aveva approvato su due provvedimenti lo scorso anno.

Cultura e interessi da grilletto facile: gli americani non guariranno mai

La maggior parte degli americani (circa l’84%, come riportato ancora dall’Ansa) è favorevole a “controlli più stringenti” su chi compra pistole o derivati. Controlli sugli eventuali precedenti degli acquirenti. Per carità, si può considerare meglio del nulla. Ma la verità amara è che la cultura americana è profondamente legata alle “armi per tutti”. Talmente legata che l’unica cosa che riesce a partorire dopo una carneficina simile è chiedere più “controlli”. Controlli per cosa? Controlli per quale misteriosa lettura nel pensiero di eventuali killer? Possibile che oltreoceano non si riesca non dico ad approvare, ma a concepire quanto meno l’idea di un divieto di acquisto di armi? La risposta è scontata, ed è contenuta ancora una volta nella parola “lobby”. Nella parola “mercato”.

Ma non è una risposta esaustiva. Altrimenti, non si spiegherebbe perché cittadini comuni la pensino nello stesso, identico e inquietante modo. Non si spiegherebbe come mai in praticamente nessuna delle fasce di intervistati vi sia l’idea di un divieto: netto, deciso. Salvo eccezioni. Salvo plausibili – e ci mancherebbe – eventuali concessioni, come il nostrano porto d’armi. No, non si spiegherebbe. Se non con un’altra parola: malattia sociale e culturale. Quella del popolo statunitense per le armi stesse. Ricordando sempre, a tutti, che il signor Salvador Ramos non aveva alcun precedente penale.

Stelio Fergola

 

 

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1 commento

  1. potreste pubblicare questo articolo anche su “Repubblica” raccogliendone anche il plauso entusiasta dei relativi lettori..

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