Roma, 26 mag – Roma vittoriosa in Conference League, già. Un bel momento, anche se i tifosi italiani, come sempre, tendono a tifarsi contro per le rivalità nazionali tra club, in Europa. Il che, per carità, ci sta. Ma forse, in questo momento, ci sta “un pochino di meno”. Il successo dei giallorossi, pur in una competizione secondaria, ha una valenza simbolica troppo rilevante.

Il valore simbolico della vittoria della Roma

Simbolismo. Fastidio o al massimo indifferenza per i tifosi rivali. Tifosi piuttosto miopi, vista la fase decadente in cui ci troviamo, perché non guardano al quadro generale. E non capiscono quanto anche la vittoria di un club concorrente, nel lungo periodo, possa significare risalita e possibilità di successi per tutti in futuro (o quanto meno per le squadre di vertice dello stivale). Non capiscono quanto anche una coppa di secondaria importanza – come la Conference indubbiamente è – possa sempre costituire il germe dell’inizio di qualcosa. Per gufare i club concorrenti, si aspettino epoche più floride, non certo questa. Per farlo, però, ci vogliono cuore e volontà. E sembrano entrambi latitanti. Certamente, ci vogliono anche soldi. Ma si potrebbe vincere molto di più anche solo con le prime due qualità.

Perché – probabilmente – non servirà

Passiamo dalle legittime speranze alle crude realtà. Queste ci testimoniano di un movimento calcistico che non ha nessun piano per il futuro. Che invece di contrastare la mancanza di risorse economiche con un più genuino sfruttamento e ricerca dei vivai autoctoni (il che sarebbe utile a risollevare anche la nazionale) si ossessiona a spendere cifre iperboliche per stranieri di dubbio valore e quasi mai davvero di grande livello (“iperboliche” relativamente alle tasche vuote dei club italiani, sia ben chiaro).

Mancano il coraggio e l’amor proprio. Se per miracolo si affacciano alla finestra, lo fanno in modo isolato e spesso osteggiato dal resto dell’ambiente. Il presidente della Figc Gabriele Gravina una certa dose di coraggio l’ha mostrata. Lo stesso ha fatto Roberto Mancini, fino a un certo punto. Dando possibilità a giocatori ignorati dai club di esprimersi. E guadagnandoci pure una coppa europea (pure ben più prestigiosa della Conference) per la nostra nazionale. Ma sono casi troppo isolati. E se non verranno seguiti da esempi di massa, serviranno a molto poco. Come la vittoria della Roma di ieri sera.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. ma chi se ne frega,del maledetto calcio….
    parlate di cose serie,neh?
    che stanno distruggendo il nostro paese
    senza incontrare la minima resistenza,
    intanto che questi narcolettici pensano solo alla partita..

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