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Roma, 22 feb – Ancora tragici dati sul futuro dell’economia italiana forniti da Confcommercio: a causa delle restrizioni nel 2021 si verificherà, per la prima volta negli ultimi due decenni, la perdita di quasi il 25% delle imprese di alloggio e ristorazione (-24,9%), cioè alberghi e ristoranti. Lo rivela un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio Demografia d’impresa nelle città italiane. Dal report emerge anche un calo del commercio al dettaglio del 17,1%.



L’allarme di Confcommercio

«Il Covid acuisce certe tendenze e ne modifica drammaticamente altre». Confcommercio registra un calo delle vendite soprattutto «nei centri storici dei 110 capoluoghi di provincia e altre 10 città di media ampiezza», stando al report. Calano i consumi, chiudono i negozi, muore il turismo: in controtendenza solo farmacie, informatica e comunicazioni. «Il rischio di non rivedere i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico», spiega l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio.
Minore appeal turistico significa ancora meno visitatori e ulteriori chiusure, in una tragica spirale discendente. Il processo di desertificazione commerciale, precisa Confcommercio, è in atto dal 2012 e fino al 2020 si è «divorato» oltre 77mila attività di commercio al dettaglio (-14%) e quasi 14mila imprese di commercio ambulante (-14,8%). Significativo l’aumento delle imprese straniere, mentre diminuiscono quelle a titolarità italiana.

I nuovi consumi

Cambiano sensibilmente i consumi. Reggono botta gli alimentari, registrando una diminuzione minima (-2,6%) e le tabaccherie, che oltre a soddisfare bisogni primari, si sono adattate allo svolgimento di nuove funzioni (-2,3%). Balzano prepotentemente in avanti tecnologia e comunicazioni (+18,9%) e farmacie (+19,7%). 

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Muoiono i centri storici

Tragicamente in picchiata il resto dei settori merceologici, fa sapere Confcommercio. Si tratta di quelle attività commerciali che si spostano dai centri storici ai grandi centri commerciali: abbigliamento (-17%), libri e giocattoli, (-25,3%), mobili e ferramenta (-27,1%) e pompe di benzina (-33%). 

Cristina Gauri

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