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Montichiari, 10 set – È una vera e propria epidemia quella che si è scatenata nella Bassa bresciana e in alcuni comuni confinanti del mantovano e cremonese. A ieri i casi accertati erano 138 nella sola provincia di Brescia, diciassette in più rispetto a sabato. A questi vanno aggiunti 16 casi ne Mantovano.
Nella quasi totalità dei casi le persone colpite sono anziani o persone già sofferenti di altre malattie respiratorie. Due le morti sospette: un 84enne di Carpenedolo morto dopo un ricovero per polmonite acuta e una 69enne di Mezzane di Calvisano per la quale è stata disposta l’autopsia quando la famiglia stava organizzando il funerale.
I tecnici sono al lavoro per determinare il batterio responsabile dell’epidemia. La legionella è stata esclusa, e le ricerche ora si concentrano su un batterio presente nell’acqua. Tuttavia, pare non ci sia alcun rischio nell’uso di acqua a scopo alimentare, anche perché gli acquedotti dei 18 comuni colpiti dell’emergenza non sarebbero connessi tra loro.
Montichiari, uno dei centri più colpiti dall’epidemia di polmonite, è il comune con la più alta concentrazione di discariche di rifiuti speciali dell’intera Lombardia. Nel mirino delle autorità sanitarie è finito il fiume Chiese, insieme ai suoi affluenti, in alcuni dei quali si è registrata una moria di 25 anatre per causa ancora da accertare. Il sospetto dei sanitari è che siano le acque del Chiese ad aver veicolato il batterio che sta seminando paura e ansia in tutta la zona. Anche perché la presenza del fiume è l’unico elemento che accomuna i vari comuni colpiti.
Osservate speciali anche la scuola, la cui riapertura è imminente. Nei comuni più colpiti si sta persino pensando di ritardare la campanella di inizio del nuovo anno scolastico, per permettere di portare a termine gli interventi di sanificazione dei plessi scolastici in corso.
Anna Pedri

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