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Alto Adige, il bilinguismo ufficiale e quei cartelli solo in lingua tedesca

by Andrea Bonazza
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Bolzano, 7 apr – Si è chiusa con un archiviazione della Procura la triste vicenda in cui hanno trovato la morte madre e figlia sulle piste da sci del Corno del Renon, il 4 gennaio scorso, in seguito alla mancanza di dicitura in lingua italiana su un importante cartello segnaletico. Come abbiamo già scritto più volte, la donna e sua figlia decedute a bordo di una slitta, con una corretta segnaletica bilingue forse sarebbero ancora in vita. Successivamente all’incidente mortale e con l’accentuarsi del dibattito politico sulla stampa locale e nazionale, con un esposto in Procura effettuato da CasaPound Italia, la segnaletica degli impianti sciistici in questione è stata finalmente implementata con le indicazioni anche in lingua italiana.

Ancora una volta c’è voluta l’ennesima tragedia per comprendere che, oltre a ciò che dovrebbe essere l’obbligatorietà di riportare indicazioni in italiano su suolo italiano, il fatto di riportare cartelli monolingui, solo in lingua tedesca – illegali dallo stesso statuto di autonomia – è quanto di più pericoloso vi possa essere su strade così come su percorsi di montagna di qualsiasi natura, siano essi piste da sci o sentieri escursionistici. Con tutte le sue falle e i suoi difetti, lo statuto di autonomia dell’Alto Adige garantisce l’uso della propria lingua madre e la traduzione di ogni testo pubblico nelle lingue di entrambi i gruppi etnici della Provincia di Bolzano, con l’aggiunta del ladino in Val Gardena e Val Badia. Da anni però, assistiamo a continui colpi di mano istituzionali volti a cambiare la cartellonistica sui sentieri di montagna, ponendo cartelli monolingui, solo in tedesco, eliminando letteralmente la lingua nazionale.

Una toponomastica per tutti

Se i partiti sudtirolesi motivano queste decisioni parlando di opera di italianizzazione avvenuta durante il Ventennio fascista, in realtà tutto incominciò molto prima; infatti l’Alto Adige ha sempre goduto di un bilinguismo espresso soprattutto per motivi commerciali, essendo importante terra di confine e di scambi, pur accusando però negli ultimi secoli severe leggi di tedeschizzazione a discapito delle popolazioni latine.

Con la riconquista dell’Alto Adige, in seguito alla vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale, ben prima dell’avvento del Fascismo, l’Italia monarchica tornò a ristabilire la cultura italica nella regione, riportando in voga i nomi italiani delle località e adattando nuovi toponomi a neonati paesini, strade e monti finora privi di dicitura nella lingua di Dante. La commissione che accettò il prontuario di Ettore Tolomei era quindi stata istituita dal governo Giolitti, prima della marcia su Roma, come prima della marcia su Roma aveva terminato i suoi lavori. In pratica, nel 1923 la legge istitutiva della toponomastica italiana recepì quanto deciso da un governo liberale ben prima del fascismo.

Il doloroso evento che ha portato alla morte di una madre italiana e di sua figlia sulle piste sciistiche del Renon, accompagnato ad altre tragedie avvenute sui sentieri di montagna, pur con le archiviazioni giuridiche, ci auguriamo possano servire da monito per un futuro maggiormente condiviso tra le etnie dell’Alto Adige. Dinanzi al pericolo e alla sicurezza non devono esistere forzature etniche sulla toponomastica, specie in una terra da millenni condivisa tra le genti che la vivono e che ne sono, di diritto di sangue e suolo, i legittimi padroni di casa.

Andrea Bonazza

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Alto Adige, il bilinguismo ufficiale e quei cartelli solo in lingua tedesca - AllNews24 8 Aprile 2019 - 3:56

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Alto Adige, bilinguismo ufficiale e sui cartelli solo la lingua tedesca - Skytg24news 9 Aprile 2019 - 7:32

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