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amadeo de souza-cardosoParigi, 6 mag – Ritornano alla luce le opere di uno dei principali pittori dell’avanguardia europea del XX secolo. Le opere del pittore portoghese Amadeo de Souza-Cardoso saranno esposte al Grand Palais di Parigi, dal 20 aprile al 18 luglio. Ammirato dai critici e dagli appassionati d’arte, ma soprattutto dagli artisti suoi contemporanei, dalle cui opere ne sono stati influenzati e ne hanno tratto ispirazione. Il pittore portoghese è stato di tutto un po’: impressionista, cubista, futurista, astrattista.



Amadeo de Souza-Cardoso nasce a Manhufe, nel nord del Portogallo, il 14 novembre 1887 in una famiglia aristocratica locale. La sua formazione artistica iniziò a Lisbona nel 1905, dove frequentò il corso di disegno presso l’Accademia Reale delle Belle Arti, l’anno successivo partì subito per Parigi con l’intenzione di studiare architettura nell’École des Beaux-Arts. Proprio dalla Francia ebbe inizio una delle carriere artistiche più affascinanti del XX secolo. Amadeo iniziò sin da subito a frequentare i laboratori di pittura, nonché mostre e luoghi di incontro tra artisti, sbloccando e stimolando la propria creatività con un costante interesse per la scoperta e la sperimentazione. Esplorò altre forme espressive, al di là della caricatura, l’illustrazione e la pittura.

Amadeo de Souza-Cardoso regressa a Paris
La mostra “Amadeo de Souza-Cardoso” al Grand Palais

Dal 1910, anno in cui Le Figaro pubblicò il “Manifesto del Futurismo” di Marinetti, Amadeo cominciò a stringere rapporti di stretta amicizia con alcuni artisti come Amedeo Modigliani, Constantin Brancusi e Alexander Archipenko. Pur non avendo mai fatto parte ufficialmente della rivista modernista Orpheu, che traeva ispirazione dal Futurismo, è stato sempre associato a quel gruppo e a personaggi del calibro del poeta Fernando Pessoa, Mário de Sá-Carneiro, Santa-Rita Pintor e António Ferro, perché vi collaborò con un disegno fatto per il terzo numero di questa rivista, poi mai pubblicata.

Le sue mostre diventarono più frequenti, così come i suoi viaggi, il nome di Amadeo de Souza Cardoso stava diventando sempre più noto tra i circoli artistici e culturali europei. Nonostante l’ampio riconoscimento internazionale, però, il suo lavoro è stato respinto dal pubblico portoghese, tanto da valergli una serie di fischi e insulti durante le sue mostre tenutesi nelle città di Porto e Lisbona. Dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale fece ritorno in Portogallo e vi restò fino alla sua morte per causa dell’influenza “spagnola”, nel 1918. A soli 30 anni lasciava una vasta opera che però, come spesso accade, cadde nel dimenticatoio.

Il riconoscimento dell’opera artistica di Amadeo de Souza-Cardoso si ebbe in ritardo, come in molti altri casi, dopo la sua scomparsa. In questo caso grazie al Segretariato nazionale dell’informazione (Sni) – organo di propaganda dell’Estado Novo di Salazar – che organizzò mostre ed eventi, venne finalmente celebrato e reso noto il lavoro di questo importante artista portoghese, classificato dallo storico americano Robert Loescher come “il segreto meglio custodito del modernismo”.

Guido Bruno
José Almeida
 

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