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Firenze, 26 feb – Un candidato di tutti e di nessuno, si potrebbe definire così il sessantaduenne Ubaldo Bocci, il prescelto dalla Lega toscana per contendere la carica di sindaco di Firenze a Dario Nardella ma che, per adesso,  non solo non ha ancora convinto gli alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia, ma ha creato anche parecchio malumore e qualche imbarazzo nella base e nell’elettorato leghista. Il motivo è presto detto, Bocci non rappresenta esattamente lo stereotipo di candidato che ci si aspetterebbe dalla nuova Lega salviniana, si tratta infatti di un manager e consigliere d’amministrazione del colosso finanziario Azimut, un gruppo societario che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale e che al 30 agosto 2018 amministrava, secondo i dati disponibili sul sito internet del gruppo, una massa di risparmio pari a 52 miliardi di euro. Si tratta quindi di uno quei “signori dello spread” non troppo simpatici al segretario leghista.

Bocci, l’Unitalsi e l’amicizia con Renzi

Ma non è finita qui, Bocci è anche un noto e attivo esponente di quel mondo cattolico da cui proviene anche Matteo Renzi, tanto che il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha pubblicato una foto di Bocci e Renzi amichevolmente abbracciati ai tempi dell’Expo milanese. Una militanza nel mondo cattolico che è culminata con la presidenza nazionale della Fondazione Unitalsi, l’associazione che si occupa del trasporto di ammalati e disabili a Lourdes e in altri santuari internazionali, ma anche estremamente attiva nel settore dell’accoglienza agli immigrati. Proprio quel settore che il ministro dell’Interno ha molteplici volte dichiarato di voler colpire.

E sul fatto che l’Unitalsi sia un’organizzazione apertamente filo-immigrazionista non vi sono dubbi, come conferma la nota stampa diffusa all’indomani dell’Assemblea nazionale, riunitasi l’8 settembre 2018, nella quale l’associazione si diceva “particolarmente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione che sta caratterizzando il nostro tempo, oltre che dalle ingiustizie che funestano il mondo” e riteneva che “il Vangelo chieda un approccio umano e non una gestione inflessibile e severa del fenomeno migratorio, dunque esiga un atteggiamento accogliente e capace di considerare tutte le necessità. In questo si sente partecipe dell’impegno delle comunità cristiane in Italia e sempre impegnata nell’educazione al precetto evangelico”.

Insomma, un “signore dello spread”, presidente di un’associazione cattolica apertamente contraria alla politica salviniana restrittiva in tema di immigrazione, che viene indicato dalla Lega come candidato a sindaco di una delle più importanti città d’Italia. Peraltro è da registrare che in alcuni articoli della stampa locale si è accennato anche di un suo passato giovanile nel Movimento Sociale Italiano di cui però non è stato possibile trovare alcun riscontro, neppure sui social network dove, anzi, vecchi militanti della federazione fiorentina hanno dichiarato di non averlo mai conosciuto.

Unitalsi Firenze con Nardella

E così gli elettori leghisti fiorentini si sono ritrovati come candidato un uomo che, per le proprie caratteristiche personali e professionali, probabilmente avrebbe trovato miglior collocazione nelle liste del Pd rispetto a quelle del centrodestra. Ma forse la realtà è che ormai, al di là di qualche scontro di facciata, il centrodestra e il centrosinistra fiorentini sono un tutt’uno. Tanto che a conferma di ciò e a completamento del quadretto consociativo in salsa gigliata, il presidente di Unitalsi Firenze, Leonardo Gestri, ha annunciato la propria candidatura nella lista civica del sindaco uscente, Nardella.

Non è difficile comprendere, per tutti i motivi sopra esposti, i malumori della base leghista e i dubbi che frenano gli altri due partiti della coalizione dall’accettare Bocci come candidato unico. E’ più difficile comprendere, invece, la strategia della Lega a Firenze in un momento di grave difficoltà della sinistra in tutta la regione e che, con una scelta della persona giusta, potrebbe portare a cadere una delle roccaforti rosse per antonomasia. Ma evidentemente il centrodestra fiorentino rimane ancora affetto da quella sindrome della “sconfitta in partenza” che lo ha reso elettoralmente e politicamente inconsistente negli ultimi 24 anni.

Alessandro Ferretti

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