Roma, 28 mag – Già all’indomani del voto per le Europee, in molti si sono chiesti da dove provengono i nuovi voti della Lega e, inoltre, dove sono finiti quelli persi dal M5S. Insomma, chi sono gli oltre 3 milioni di elettori che sono migrati verso il Carroccio? Che fine hanno fatto i circa 6 milioni di voti che mancano nel carniere pentastellato?

Il voto che ha premiato la Lega

Ebbene, stando ai dati forniti da Marco Castelnuovo sul Corriere della Sera, emerge che la Lega – diversamente dall’opinione comune – sarebbe riuscita ad attrarre consensi in primo luogo da Forza Italia (20%) e solo in seconda battuta dai Cinque Stelle (14%). Secondo i rilevamenti di Swg, invece, il nuovo serbatoio di voti di Salvini verrebbe in primo luogo dai pentastellati (17%), poi dall’astensione (14%) e infine dai forzisti (10%). In generale, si può comunque affermare che i nuovi consensi sono arrivati alla Lega soprattutto da elettori delusi di Fi e M5S.

Astensione a 5 stelle

Se invece guardiamo alla situazione dei Cinque Stelle, che rispetto alle Politiche del 2018 – come detto – hanno perso la bellezza di 6 milioni di voti, viene in sostanza confermata l’analisi fatta da Di Maio: moltissimi elettori pentastellati del 4 marzo, evidentemente insoddisfatti e rassegnati, si sono rifugiati nell’astensionismo (38%, dato confermato sia da Castelnuovo che da Swg). Per il resto, il 14% è emigrato verso la Lega, mentre solo un modesto 4% si è rivolto al Pd. E proprio sui dem va fatta una considerazione, stanti le dichiarazioni un po’ troppo ottimistiche di Zingaretti nel post-voto. Rispetto alle Politiche, infatti, il Pd ha sì guadagnato in punti percentuali (dal 18 al 22%), ma ha perso quasi 200mila voti in termini assoluti. Inoltre, i nuovi consensi arrivano soprattutto dai residui di altre formazioni di sinistra (Leu e +Europa), il che corrisponde un po’ al proverbiale «raschiare il fondo del barile». Solo un elettore dem su 10, invece, alle scorse elezioni non aveva votato. Un po’ troppo poco per poter parlare di «rinascita» o «alternativa».

Elena Sempione

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