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Roma, 10 ago – L’onda lunga del Black lives matter arriva fino allo spazio e colpisce direttamente la Nasa. Neanche l’Agenzia spaziale americana è rimasta immune, quindi, al pretestuoso isterismo ideologico scaturito dall’uccisione dell’afroamericano Floyd. Ed ecco che arrivano le prime sfoltite bolsceviche alla pericolosa terminologia «razzista» utilizzata nella nomenclatura. Via, per incominciare, i nomi come Eskimo e Siamese riferiti ai corpi celesti. 



La Nasa, quindi non si riferirà più alla nebulosa planetaria NGC 2392, come la Nebulosa Eskimo. Il motivo? Eskimo è un termine, comunemente usato in Alaska, per indicare le popolazioni di nativi Inuit e Yupik, e significa «mangiatore di carne cruda». Inaccettabile, per le sentinelle del politicamente corretto, che qualcuno venga definito dalle proprie abitudini alimentari. Ancora più surreale la motivazione alla base dell’abolizione del termine Siamese Twins Galaxy in riferimento alla coppia di galassie NGC 4567 e NGC 4568. Tenetevi alla sedia: siamese è un vecchio termine che si usa per i gemelli nati uniti da una parte del corpo. I gemelli siamesi. Proprio loro. Ebbene, l’espressione nasce dalla nascita di due gemelli con questa caratteristica a Siam, l’attuale Thailandia, nell’800. E questa dicitura sarebbe ora razzista. Ce li immaginiamo proprio i thailandesi, a scendere in strada a decine di migliaia per l’abolizione del termine.

Black Brain

L’Agenzia ha preso molto su serio questa faccenda del linguaggio: «Mentre la comunità scientifica lavora per identificare e affrontare la discriminazione sistemica e la disuguaglianza in tutti gli aspetti del settore, abbiamo constatato che alcuni soprannomi cosmici non solo sono insensibili, ma possono essere attivamente dannosi» ha comunicato in una nota, «esaminando la sua nomenclatura non ufficiale per gli oggetti cosmici come parte del suo impegno per la diversità, l’equità e l’inclusione».

D’ora in avanti quindi la Nasa «utilizzerà solo le designazioni ufficiali dell’Unione Astronomica Internazionale per riferirsi a oggetti cosmici distanti come pianeti, galassie e nebulose con soprannomi inappropriati». «Sostengo la nostra continua rivalutazione dei nomi con cui ci riferiamo agli oggetti astronomici», ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato della Direzione della missione scientifica della Nasa presso la sede centrale di Washington. «Il nostro obiettivo è che tutti i nomi siano in linea con i nostri valori di diversità e inclusione e lavoreremo in modo proattivo con la comunità scientifica per garantire ciò. La scienza è per tutti e ogni aspetto del nostro lavoro deve riflettere quel valore». Sì, ma ancora non abbiamo capito cosa ci sarebbe di inappropriato nel termine «gemelli siamesi».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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