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Apple a NapoliNapoli, 8 set – Già dallo scorso Gennaio diverse testate giornalistiche avevano titolato con frasi entusiaste, come «Apple investe in Italia!», annunciando così l’apertura di un centro di sviluppo della casa californiana a Napoli che avrebbe dato possibilità a 600 volenterosi giovani di entrare a far parte della grande famiglia creata da Steve Jobs. E’ infatti nel capoluogo campano che il colosso dell’informatica ha deciso di aprire il terzo centro di sviluppo iOs, dopo le sedi del Brasile e quella di Cupertino, in California.
Tempestive erano arrivate le parole estasiate del Premier, Matteo Renzi, e del presidente della regione, Vincenzo De Luca, che avevano parlato di una grande opportunità per la città e i suoi giovani che dai corsi sarebbero usciti «
non solo programmatori iOs, molto richiesti dal mercato, ma anche giovani imprenditori che avrebbero avuto idee vincenti creando posti di lavoro».
Sarebbe stata un’occasione non solo per gli studenti ma anche per i docenti, selezionati tra i migliori degli atenei partenopei. Insomma, il centro avrebbe portato opportunità occupazionali non indifferenti.

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Ci si aspettavano dunque migliaia di candidati pronti a competere per ottenere l’accesso ai corsi ed aspirare ad uno dei 600 decantati posti nell’azienda. La regione, in accordo con la Federico II, aveva anche messo a disposizione degli alloggi per gli studenti per accogliere corsisti provenienti dal resto d’Italia e, perché no, del mondo, oltre a tessere per ottenere agevolazioni per mezzi pubblici e musei, e a ben 7 milioni di euro per garantire borse di studio a 1000 meritevoli stagisti. Le premesse erano davvero maestose, peccato però, che le cose stiano andando diversamente.

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Ieri, alla prima turnata di selezioni, dei 250 prenotati, si sono infatti presentati agli appelli solo un centinaio di allievi, di cui la grande maggioranza, residente in Campania. Sorgerebbe dunque spontaneo chiedersi il perché i giovani non abbiano risposto positivamente all’opportunità di lavorare per l’azienda americana. Probabilmente avrà influito il fatto che le prospettive lavorative siano state abbondantemente ridimensionate rispetto a quanto preannunciato. Infatti, si è presto scoperto che quella che doveva essere la nascita di una filiale con centinaia di assunzioni è in realtà un semplice corso per insegnare il linguaggio di programmazione di iOs e che non avrebbe dato alcuna certezza di sbocco lavorativo.

Se, però, per alcuni l’opportunità occupazionale è presto svanita, lo stesso non è stato per altri. Questo è stato infatti il caso di Nadia Di Paola e Pietro Nunziante, gli unici, fino ad ora, ad aver ottenuto un posto come docenti di corso. Certamente curioso è il fatto che, proprio loro, siano collaboratori diretti di Roberto Vona e Mario Losasso, esaminatori delle selezioni e professori universitari della Federico II, partner istituzionale del progetto.

Insomma, le attese sono state ampiamente deluse, ma ancor più deludente è il fatto che per questo evento siano state messe a disposizione risorse che fino a qualche tempo fa – ma potremmo dire anche fino al giorno prima della notizia – si affermava non fossero disponibili. Ci si riferisce in particolar modo agli alloggi riservati agli studenti. È infatti il caso di rimarcare che ogni anno sono migliaia gli studenti fuorisede che sono costretti a versare ingenti somme per trovare delle abitazioni nelle zone universitarie, quando poi, evidentemente, sono disponibili soluzioni alloggiative ad essi dedicate.

Per ciò che concerne i fondi stanziati invece, non resta che constatare che gli unici disponibili sono quelli da dedicare alle trovate pubblicitarie del PD.

 Alessandro Autiero

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