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Roma, 6 lug – In occasione dell’anniversario della spedizione italiana del Regio Esercito in Russia, iniziata i primi giorni di luglio del 1941, pubblichiamo un estratto del libro “Croce di ghiaccio. Csir ed Armir in Russia 1941-1943” , di Pierluigi Romedo di Colloredo.



19 GIUGNO [1941] – Ricevo il Tenente Colonnello Fornara. Argomenti: grandi unità per la Russia. Due soluzioni: o due divisioni autotrasportate ed una celere ovvero una celere e due trasportabili. Si propende per la seconda soluzione; invece del corpo d’armata speciale sarebbe preferibile l’autotrasportabile Zingales: la milizia deve diventare una specie di S.S. (Schutzstaffelen [1]): scaglioni di difesa e guardia armata della rivoluzione e qualche unità che entrerebbe nell’esercito. Divisione tipo “Adolfo Hitler”[2]. Con questa annotazione del diario del Capo di Stato Maggiore Generale, Generale Ugo Cavallero, per la prima volta si fa riferimento ad una partecipazione italiana alla prossima campagna del Terzo Reich contro l’Unione Sovietica, che sarebbe iniziata tre giorni dopo, il 22 giugno[3]. È anche un’annotazione storicamente fondamentale, perché dimostra come, lungi dall’essere tenuta all’oscuro dall’alleata Germania ed avvertita solo a cose fatte, come scritto e ripetuto dalla vulgata del dopoguerra (Montanelli e Cervi scrivono di imminente e imprevista almeno nella sua immediata scadenza folgore hitleriana[4]) l’Italia fascista sapesse benissimo, sin dalla fine di aprile-inizi di maggio, del prossimo attacco tedesco all’URSS e come, anzi, avesse già deciso di parteciparvi con quello che sarebbe diventato lo C.S.I.R., allora denominato Corpo d’Armata Autotrasportabile, inizialmente posto agli ordini del generale Francesco Zingales, come riportato dallo stesso Cavallero.

Black Brain

Per la cronaca, venne infine deciso di inviare una [Divisione] celere e due trasportabili, la 3ª Celere Amedeo duca d’Aosta e le divisioni Torino e Pasubio, due tra le migliori Divisioni di fanteria italiane, appartenenti al Corpo d’Armata di Manovra del Po, affiancate, per sottolineare il significato di lotta politica contro il comunismo, da una Legione di Camicie Nere d’Assalto, la Tagliamento (63ª) in rappresentanza del Partito Nazionale Fascista[5]. Da ciò si vede quanto siano attendibili affermazioni quali, ancora a giugno, accordi e consultazioni fra Hitler e Mussolini circa l’apertura del nuovo fronte non ve ne erano stati[6]. Come si è visto, la realtà è diversa. Da quel momento proseguì l’approntamento del Corpo, che venne dotato di quanto di meglio la magra industria bellica italiana potesse mettere a disposizione senza danneggiare il fronte più importante per la strategia italiana, l’Africa settentrionale, dove gli italo-tedeschi, passati al contrattacco già a febbraio, stavano stringendo d’assedio la piazzaforte di Tobruk. Mussolini stesso, memore degli errori commessi in Africa ed in Grecia, volendo fare bella figura agli occhi sin troppo severi degli alleati, annotò a margine di uno specchio numerico allegato ad una relazione di Cavallero, datata 27 giugno, che prevedeva l’invio in URSS di 2.900 ufficiali, 50.000 militari di truppa, 4.600 quadrupedi, 5.100 automezzi, 51 apparecchi da caccia, 22 apparecchi da ricognizione, 10 aerei SM 81 da trasporto: Quattromilaseicento quadrupedi? Troppi, per tre divisioni moderne! Se cinquemilacinquecento automezzi sono sufficienti per trasportare una sola Divisione, per le due per le quali è previsto l’autotrasporto, sono pochi! Questa volta non tollero “pressapochismi”! Bisogna mettercela tutta. M.

Per la fine di giugno il Corpo d’Armata Autotrasportabile era pienamente operativo e pronto all’invio al fronte. Il 9 luglio il Corpo ricevette la denominazione ufficiale di Corpo di Spedizione Italiano in Russia con il seguente ordine del Comando Supremo: Tutte le forze, terrestri ed aeree, destinate ad operare sul fronte russo costituiranno il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.). Conseguentemente dal 10 luglio 1941 il Comando del Corpo d’Armata Autotrasportabile assumerà la denominazione di Comando del Corpo di Spedizione Italiano in Russia.

Dopo esser stato passato in rassegna da Mussolini a Verona, il Corpo di Spedizione Italiano iniziò il dieci luglio il proprio trasferimento verso la Russia. L’otto luglio il generale Zingales emise il primo ordine del giorno diretto alle truppe dello C.S.I.R., primo atto di una delle campagne militari più memorabili della storia italiana: Comando del Corpo di Spedizione Italiano in Russia

 

P.M. 88, li 8 luglio 1941- XIX

ORDINE DEL GIORNO N. 1. Il Corpo di Spedizione Italiano inizia il suo movimento verso la Russia, orgoglioso del compito affidatogli, forte della sua volontà, della sua fede, della sua valentia, sicuro della vittoria. Tutta l’Italia lo segue col cuore, tutte le nazioni attraverso le quali esso passa lo salutano con viva simpatia; cinque eserciti, a fianco dei quali esso deve combattere, lo attendono con speciale interessamento. Esso è l’Esercito d’Italia, dove nacque e si sviluppò il Fascismo che ha sempre combattuto ed oggi combatte, per la seconda volta, il bolscevismo. Il Corpo di Spedizione saprà mantenersi degno della sua missione, saprà imporsi all’ammirazione di tutti con il suo valore, il suo contegno, la sua disciplina e raggiungerà con la gloria delle armi, il trionfo dell’Idea.

SALUTO AL RE

SALUTO AL DUCE

IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA

COMANDANTE

f.to Francesco Zingales[7]

Il trasferimento fu lungo e complesso, coinvolgendo oltre duecento treni e si svolse in venticinque giorni, compresi diciassette di movimenti effettivi. Il percorso si svolse per ferrovia sino oltre l’Ungheria, poi lo C.S.I.R. utilizzò i propri mezzi per raggiungere la zona di radunata nella regione di Gura Humororului, nella Moldavia rumena. Quando il C.S.I.R. giunse in Russia (Messe aveva sostituito Zingales, colto da improvviso malore – una congestione polmonare – a Vienna) gli italiani vennero posti dapprima alle dipendenze della 11. Armee tedesca, ma già il 14 agosto lo C.S.I.R. passò agli ordini del Generale Ewald von Kleist, comandante della 1. Panzerarmee. Nel mese di agosto, al quadrivio di Ladishinka, diciotto chilometri a sud di Uman, una rappresentanza dello C.S.I.R. di cui facevano parte la Legione CC.NN. d’assalto Tagliamento, un reparto di Bersaglieri motociclisti del 3° Reggimento, un Battaglione ed un Gruppo d’artiglieria della Torino ed un Battaglione anticarro venne passata in rassegna da Mussolini, da Hitler, accompagnati dai rispettivi Stati Maggiori, e dal Generale Giovanni Messe, comandante del Corpo di Spedizione Italiano in Russia[8]. Così descrisse la scena Dino Alfieri: A causa delle condizioni veramente disastrose del terreno [la rivista] si svolse in modo che fu inevitabilmente un po’ disordinato. I conducenti degli autocarri facevano sforzi per tenere le distanze, per procedere sulla stessa linea, per attenuare gli slittamenti. I reparti si presentavano bene, i soldati erano sbarbati, le armi ben tenute. Quando passavano davanti a Mussolini, e voltavano, con uno scatto, il viso verso di lui, molti non sapevano trattenere un’espressione di compiacimento e di contentezza[9]. L’11 agosto, lo stesso giorno della rivista passata dai due capi dell’Asse, la 9ª Divisione Pasubio, e con essa il Corpo di Spedizione, ricevette il battesimo del fuoco nella battaglia detta dei due fiumi (Bug e Dniestr) nel corso l’offensiva tedesca sul Bug, che faceva seguito alla distruzione della 6ª e della 12ª Armata sovietiche.

La Pasubio ebbe l’incarico di tagliare la ritirata ai sovietici che fuggivano verso le testa di ponte di Nikolajev, dove si trovava l’unico ponte rimasto in mano sovietica. Una colonna, composta da elementi dell’80° Fanteria Roma combatté a Pokrovskoie ed a Jasnaja Polyana tra il 12 ed il 14 settembre, riuscendo a catturare parte delle forze avversarie, anche se altre riuscirono a passare il fiume. A Jasnaja Polina avvenne un episodio che, paradossalmente, fece salire notevolmente il rispetto tedesco verso la Pasubio. Subito dopo che i fanti dell’80° avevano avuto ragione della resistenza sovietica, un reparto di cavalleria delle Waffen-SS tentò di tagliare la strada agli italiani per impadronirsi del ponte. Il comandante di Reggimento, Colonnello Chiaramonti, ordinò di sparare raffiche di mitragliatrice davanti ai cavalli, e le Waffen-SS dovettero fermarsi, lasciando passare i fanti che occuparono l’obbiettivo. Non si trattava probabilmente, come è stato detto, del tentativo di fare uno sgarbo agli italiani, ma piuttosto del tentativo, da parte di truppe montate e maggiormente mobili, di inseguire l’avversario; tuttavia i tedeschi non si aspettavano una tanto energica reazione da parte di alleati considerati quantomeno con condiscendenza. Venne aperta un’inchiesta, e all’SSBrigadeführer Hermann Fegelein[10] che lo invitava a far addestrare meglio i mitraglieri perché sparavano male, l’altro giorno per errore hanno preso sotto tiro la nostra cavalleria, Chiaramonti ribattè che non era stato un errore ma di aver dato personalmente l’ordine, e di essere prontissimo a rifarlo: I vostri cavalieri, all’ultimo momento, stavano per tagliarci la strada. Non tollero certi sgambetti[11]. Da notare come i tedeschi non abbiano preso alcun provvedimento contro il comandante dell’80°, ma anzi sia aumentata la stima per Chiaramonti, stima che gli avvenimenti successivi (Gorlowka, Nikitowka) avrebbero dimostrato pienamente giustificata, tanto che per quest’azione Chiaramonti ricevette la Croce di Ferro di 2ª classe, e a Nikitowka ebbe quella di 1ª classe. Poche settimane dopo, nell’area del Dnjepr, le Divisioni Pasubio e Torino, appoggiate dalla Celere, ebbero un ruolo decisivo nella battaglia di Petrikowka, nella quale vennero catturati 60.000 sovietici; in quest’occasione le Camicie Nere della Legione Tagliamento ebbero il battesimo del fuoco. Il 18 settembre la Pasubio si spiegò lungo le rive dell’Orely, con un fronte che si estendeva dalla confluenza del fiume nel Dnjepr sino alla città di Voinovka, proteggendo così il fianco destro della 17. Armee tedesca. Dopo la chiusura della sacca di Kiev si stava effettuando un ulteriore tentativo di accerchiamento della 6ª Armata sovietica: l’unità fronteggiava le Waffen-SS della Wiking a Dnjeperpetrowsk e teneva la parte centrale della linea del Dnjepr. Il 79° Reggimento della Pasubio ed il Kampfgruppe Abraham della 76. Infanterie-Division attaccarono il 22 settembre la 273ª Divisione Fucilieri a Zaritschanka, cogliendo i sovietici di sorpresa, e progredendo malgrado l’intervento dell’artiglieria e dell’aviazione avversaria, e passando il Dnjepr il mattino successivo, creando una testa di ponte. Anche anche il 2° Squadrone Carri veloci del San Giorgio. I combattimenti si fecero più duri per il contrattacco sovietico che aveva lo scopo di recidere a qualsiasi costo la testa di ponte: i combattimenti durarono tutto il 24, con gli italiani che respinsero tutti gli assalti, ed i tedeschi di Abraham che riuscirono ad ampliare la testa di ponte. Il 28 i fanti dell’ 81° fanteria della Torino dopo due ore di combattimento sfondarono le linee della 261 Divisione fucilieri a Kamenka, occupando la cittadina e inseguendo il nemico. I sovietici si erano trincerati nei kolkoz e sulla collina di Mogila Tolstaia, da cui battevano le linee italiane. Un duro bombardamento dell’artiglieria italiana li costrinse però al ripiegamento, e l’81° arrivò a metà strada da Petrikowka.

Il giorno successivo le difese sovietiche sull’Orelj collassarono, e la Pasubio, appoggiata dall’8° Reggimento Artiglieria incalzò il nemico in rotta, rastrellando più prigionieri possibile. Il Colonnello Biasioli, comandante del 79° fanteria, guidò personalmente una colonna motorizzata su Petrikowka, urtando in un pesante fuoco di mitragliatrici e di mortai da 120 mm dei fucilieri della 273ª. I fanti scesero dai camion, che tornarono a caricare rinforzi, e, con l’appoggio dell’8° Artiglieria, la città venne strappata ai sovietici, il cui alto numero di caduti indica la volontà di combattere. Le perdite italiane furono assai inferiori, e la conquista della città pose fine agli scontri nel settore. La chiusura della sacca di Petrikowka concluse le operazioni per la testa di ponte di Dnjepropetrowsk. La manovra di Petrikowka costituì uno dei maggiori successi – non troppo numerosi, in verità – raggiunti nel corso della guerra dagli italiani. Inoltre nei comandi italiani diede una notevole soddisfazione l’esser riusciti da soli dove i tedeschi avevano fallito, pur dispiegando mezzi di gran lunga maggiori. Camicie Nere e fanti avevano superato in quest’occasione i risultati ottenuti dai Panzergrenadiere delle Waffen-SS.

Pierluigi Romeo di Colloredo

[1] Sic! Probabilmente si tratta di un refuso di stampa, Cavallero parlando correntemente il tedesco.

[2] Ovvero la 1. SS-Panzer-Division “Leibstandarte Adolf Hitler”. Proprio per analogia alla Leibstandarte i battaglioni vennero denominati M[ussolini].

[3] Si è sostenuto che tale data – la notte del solstizio d’estate – sia stata scelta perchè beneugurante; in realtà se così fosse, sarebbe stata una scelta quantomeno peregrina: era il 129° anniversario dell’invasione napoleonica del 22 giugno 1812. Un pessimo auspicio: quello stesso giorno, al momento del passaggio del Niemen, Vizir, il cavallo di Napoleone si impennò a causa di una lepre, e l’Imperatore cadde da cavallo. Un romano sarebbe tornato indietro, commentò Philippe de Segur; Napoleone non lo fece, e neppure Hitler.

[4] I. Montanelli, M. Cervi, L’Italia della disfatta, Milano 1983, pp. 163-164.

[5] Sulla Legione CC.NN. d’Assalto Tagliamento (poi Gruppo Btgg. CC.NN. d’Assalto M) in Russia, Romeo di Colloredo 2008, pp. 45 segg.

[6] Fusco 2004, p. 12.

[7] Ripr. in Rati 2005, p. 60. Per curiosità, il timbro del protocollo reca ancora l’indicazione

Comando Corpo Armata

AUTOTRASPORTATO

Ufficio Operazioni

 

[8] Il viaggio del Duce sul fronte russo era stato ritardato a causa della morte in un incidente di volo del figlio Bruno precipitato con il suo bombardiere quadrimotore P108 presso Pisa.

[9] Cit. in Pini, Susmel 1973, IV, p. 141. Sulla visita di Mussolini in Russia e l’incontro con Hitler, cfr. S. Corvaja, Mussolini nella tana del lupo, Milano 1982, pp. 248 segg.

[10] L’SSBrigadeführer Hermann Fegelein, decorato della Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia e Spade, sposò la sorella di Eva Braun. Il suo Kampfgruppe, che comprendeva insieme ad altri reparti l’8. SS-Kavallerie-Division, venne impiegato soprattutto nella lotta antipartigiana.

[11] Fusco 2004.

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1 commento

  1. Su tutti i fronti il nostro Esercito si è battuto con Onore e dedizione al dovere non meno dell’ alleato Tedesco e dell’ alleato Giapponese !

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