Roma, 28 ago – Uno dei cuori produttivi e commerciali d’Italia letteralmente spazzati via dalla crisi. Stiamo parlando dei settori dell’artigianato e del piccolo commercio che, stando alle rilevazioni condotte dalla Cgia di Mestre, nel corso degli ultimi otto anni hanno affrontato difficoltà tali da costringere centinaia di migliaia di imprenditori a dover abbassare le saracinesche, con il risultato di una vera e propria desertificazione.

artigianato 11I numeri più drammatici riguardano l’artigianato, dove si raggiunge la doppia cifra: dal 2009 ad oggi siamo passati in valore assoluto da 1 milione 468mila imprese a 1 milione 322mila, con un calo di oltre 140mila unità che significa una riduzione in termini percentuali pari al 10%. Un’impresa su 10, in sostanza, ha chiuso i battenti. Disarmante la distribuzione territoriale dei dati: in Sardegna quel 10% nazionale diventa -17%, -14,5% in Abruzzo, con il Veneto (-10,3%) che supera la media nazionale nonostante una tradizione manifatturiera – dalle pelli al vetro – che affonda le radici nella storia economica italiana. Il calo riguarda tutte le regioni, con l’unica a “tenere” – segnando comunque un meno 3,7% – il Trentino Alto Adige.

Se l’artigianato piange, il commercio non ride. Qui i numeri sono meno drammatici, ma nel corso degli ultimi otto anni abbiamo perso l’1,5% dei piccoli commercianti, 12mila imprese in meno di cui solo 9,5mila nel periodo dal 2016 ad oggi. Segno che, nonostante la tenuta, i nodi stanno emergendo con prepotenza e non è escluso che la percentuale tutto sommato bassa possa in realtà con il passare dei mesi andare progressivamente a rimpolparsi. Tanto più che dal 2007 ad oggi la grande distribuzione ha macinato numeri record a discapito proprio della piccola. Una politica predatoria legata ai grandi volumi di vendita che permettono di abbassare i prezzi – spesso a discapito dei produttori, a loro volta artigiani o di dimensioni contenute – e “inseguire” così, in un circolo vizioso, i redditi sempre più bassi degli acquirenti.

“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti – denuncia il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia,Paolo Zabeo – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna”.

“Al di là della necessità di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l’occupazione – gli fa eco il segretario dell’associazione mestrina, Renato Mason – è necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito l’artigianato in questi ultimi decenni”.

Filippo Burla

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