Torino, 21 feb – Libertà di espressione e di partecipazione? Figuriamoci. Quella di associazione? Neanche per sogno. All’Università di Torino è questa l’aria che tira, alla faccia della democrazia tanto sbandierata dai baroni democratici. Sulla falsa riga della “dichiarazione antifascista” approvata da alcuni comuni italiani, tanto per ribadire il concetto di libertà che anima i gendarmi con il colbacco del pensiero unico, nell’ateneo del capoluogo piemontese gli studenti per organizzare eventi, conferenze o semplicemente per usufruire di un’aula dove discutere di iniziative da realizzare, dovranno sottoscrivere un modulo piuttosto emblematico.

Ovvero dovranno dichiarare di “rispettare i principi di democraticità, libera partecipazione, antirazzismo, antisessismo e antifascismo nelle finalità e nell’organizzazione delle attività”. Alla faccia dei principi di democraticità insomma e di libera partecipazione, si chiede dunque agli studenti di aderire a un determinato pensiero politico: quello antifascista. Come riportato da La Stampa, il documento in questione è stato approvato nel 2018, ma era nell’aria da tempo. Almeno da quando nel 2015 il Campus Luigi Einaudi fu teatro di tensioni tra gli studenti di destra del Fuan e quelli del Collettivo Universitario Autonomo.

Fatto ancor più emblematico: a rendersi protagonisti di un gesto ben poco democratico (ma che strano) furono proprio i militanti del collettivo di sinistra, che pensarono bene di cancellare il nome del gruppo di destra da un’aula. Invece di prendere provvedimenti a riguardo, l’Università piemontese ha pensato bene di penalizzare gli studenti che non hanno alcuna intenzione di cedere a questo tipo di provocazioni. “Noi non ci stiamo: non ci sembra sensato che sia una commissione dell’ateneo a giudicare cose simili, ci vogliono penalizzare in modo strumentale”, hanno commentato alcune associazioni di destra che si stanno preparando a candidarsi alle elezioni studentesche.

Eugenio Palazzini

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