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Roma, 14 ago – E dire che a Roma abbiamo ancora in piedi Ponte Fabricio (170 a.C.) e la Cloaca Massima (300 a.C.) che sistema l’assetto idrogeologico dell’Urbe. Risale al 19 a.C. l’Aqua Virgo, “acqua vergine”, l’ultimo acquedotto funzionante costruito durante l’epoca dell’Impero Romano. Negli ultimi 2 millenni l’acquedotto, voluto da Agrippa, braccio destro di Augusto, non ha mai smesso di portare acqua ai cittadini romani e ha contribuito alla grandezza dell’Urbe. Ancor oggi alimenta tre fra i capolavori artistici più ammirati e fotografati di Roma: la Fontana di Trevi, la Barcaccia di Piazza di Spagna e la fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. Ma possiamo sostenere che gran parte delle opere del mondo romano, se non fossero state depredate per secoli di marmo, travertino, piombo e pietre, ancora sarebbero efficienti dall’Italia alla Germania, dalla Spagna alla Persia, nella loro incomparabile bellezza che racchiude una tecnologia ingegneristica che non sappiamo o non vogliamo eguagliare.

Sentiamo però che Goletta Verde, al termine della tradizionale campagna di analisi, ci dice che quasi il 50% dei mari intorno all’Italia è inquinato per insufficienza di depurazione delle acque di scarico, o che gli acquedotti si perdono anche il 50% dell’acqua potabile che trasportano, innumerevoli sono gli episodi di cronaca con smottamenti, crolli, alluvioni, voragini e quant’altro. Abbiamo visto disastri ferroviari causati da rotaie rabberciate alla meglio con un pezzo di legno, o stragi come quella di Viareggio causate dalla rottura “a fatica” di un assale prodotto per le Reali Ferrovie Asburgiche forse ai primi del ‘900 e piazzato allegramente sotto una cisterna di Gpl, ma “coi pezzi di carta a posto”. Tutto questo non è “fatalità”, si chiama mancanza di controlli e manutenzione, mancanza dell’investimento di un minimo di quattrini nelle necessarie manutenzioni. Non si può aspettare il disastro come oggi a Genova sapendo che “il ponte oscillava in modo anomalo”, come non si doveva aspettare la morte di un bambino in un ascensore della Metropolitana di Roma per scoprire che non era a norma. Ma le carte stavano a posto perché “c’era una deroga” alla scadenza per l’adeguamento.

Nel frattempo le aziende del settore (costruzioni, manutenzioni, idraulica, elettricità etc) sono alla canna del gas, mentre gruppi di imbecilli arrivano a mobilitarsi addirittura contro la costruzione del depuratore delle acque reflue (obbligatorio dal 1973) e poi corrono a farsi il bagno nel mare più bello del mondo pieno di stafilococchi e streptococchi fecali (e lo certifica Goletta Verde!) perché loro stessi ci hanno fatto i bisogni la mattina. Ma poiché dobbiamo rispettare la sciagurata “Austerity”, ogni manager è impegnato al “risparmio”, e per rispettare i “parametri” se è pubblico, e per “ottimizzare i profitti” se è privato. Così passiamo da un crollo a una voragine, da una alluvione a un “Geyser” che esplode improvviso al centro di Roma come al parco di Yellowstone. Berremo e ci laveremo con l’acqua di fogna potabilizzata perché “si risparmia”, invece di riparare le condotte dell’acqua, e facciamo i bagni nella cacca convinti di stare nel mare più bello del mondo, così si risparmia invece di fare il depuratore dell’acqua di fogna.

Ora (mentre scrivo siamo a circa 30 morti) già sentiamo le solite geremiadi sulla necessità di “fare un piano organico per la manutenzione del territorio”, poi a ottobre alla Legge Finanziaria si scoprirà che “non ci sono i soldi” perché i parametri non ce lo permettono. Per trovare 20 miliardi in modo da farci pagare i disastri dei ladroni delle banche, è bastato un quarto d’ora.

Luigi Di Stefano

3 Commenti

  1. Finché ci ostineremo ad arrancare dietro una moneta “a debito”, come l’euro, non resterà che attendere …..la prossima tragedia, con relative condoglianze, minuti di silenzio, commemorazioni e proteste.
    Intanto…R.I.P. :’-(((

  2. Questo è anche il risultato delle tanto sbandierate privatizzazioni. I soliti noti si sono presi le concessioni (senza gara) per quattro soldi e poi hanno aumentato del 75% le tariffe nell’ arco di 15 anni. Manutenzioni al minimo e fiumi di dividendi ai soci. Le concessioni andrebbero revocate e la gestione deve essere pubblica

  3. Questo è anche il risultato delle tanto sbandierate privatizzazioni. I soliti noti si sono presi le concessioni (senza gara) per quattro soldi e poi hanno aumentato del 75% le tariffe nell’ arco di 15 anni. Manutenzioni al minimo e fiumi di dividendi ai soci. Le concessioni andrebbero revocate e la gestione deve essere pubblica

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