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Roma, 22 ott – Pier Francesco Pingitore, mente del Bagaglino e autore dell’inno anti comunista Avanti ragazzi di Buda ha ricevuto dall’Ungheria la più alta onorificenza per la sua opera. Della canzone molto si è discusso ultimamente: infatti alcuni senatori leghisti l’avevano proposta come canzone da insegnare a scuola al posto di Bella ciao. A qualcuno però un inno anticomunista proprio non va giù, anche se omaggia le vittime di un moto di libertà: e come sempre parliamo di Paolo Berizzi.

Berizzi: “Dall’Ungheria è tutto”

Avanti ragazzi di Buda come molti di voi sapranno, è anche un coro molto popolare nella Curva Nord dei tifosi laziali, ormai da decenni. Le simpatie politiche della tifoseria biancoazzurra non sono mai state troppo celate, ma Berizzi pubblica il tweet di Giorgia Meloni che omaggia il canto invitando tutti ad aprire un “misterioso” link. Che rimanda a un video qualunque di YouTube dove i tifosi biancocelesti cantano la canzone scritta da Pingitore facendo saluti romani. “Dall’Ungheria è tutto”, scrive Berizzi.

Berizzi tifa per i carrarmati sovietici?

L’inno anticomunista che parla della rivolta dei giovani di Budapest contro il regime sovietico è entrato a buon diritto anche nel novero delle canzoni “totemiche” di destra. La ragione, vorremmo dire a Berizzi, è presto detta: in Italia importava a pochi dell’infausta fine dei manifestanti ungheresi. Quelli come lui, all’epoca, voltarono lo sguardo dall’altra parte o plaudirono all’ingresso dei carrarmati a Budapest. Se per lui Ragazzi di Buda non è un “inno alla libertà”, significa che per Berizzi un popolo che se la vide tolta sotto l’avanzata della bandiere rosse non merita di essere ricordato. Forse l’autore de L’educazione di un fascista dovrebbe cercare di fare un po’ più di sintesi storica, qualche mea culpa sul ruolo giocato dai suoi “predecessori”.

Il mondo e quelli come Berizzi rimasero “a guardare”

Quindi che oggi qualcuno canti Avanti ragazzi di Buda col braccio alzato, peraltro nel corso di una manifestazione sportiva e non di certo in un contesto politico, non toglie il significato della canzone né l’intento dell’autore, ovvero di Pingitore, oggi giustamente encomiato da chi quella tirannia la visse sopra la propria pelle. “I carri ci schiaccian le ossa nessuno ci viene in aiuto” si può sentire ancora nel testo di Pingitore “sull’orlo della nostra fossa il mondo è rimasto seduto”. Perché così fu: quindi oggi, con buona pace di Berizzi e del suo sempre più triste e liso tentativo di cercare di essere il Saviano del neofascismo, noi continuiamo a cantarla. Per rimanere in tema Bagaglino, a lui più che un testo di Pingitore porgiamo una pernacchia di Pippo Franco.

Ilaria Paoletti

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1 commento

  1. La cantavamo anche in Curva Sud… Diciamo che non c’era proprio l’unanimità, ma nessuno ci ha mai fischiato.

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