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Roma, 8 mag – Disclaimer: in questo articolo NON si fanno spoiler sul film Avengers: Endgame. Il politically correct è una di quelle trappole mortali di cui inevitabilmente finiscono tutti vittima, frutto di quel fanatismo che alla fine cannibalizza se stesso, un po’ come accadeva durante il Terrore francese o nell’era dei tribunali del popolo sovietici in cui forse andrebbe ricercata l’origine se non altro antropologica di certe follie.
Alla ghigliottina del fanatismo ovviamente non scampano nemmeno quelli che dovrebbero esserne gli araldi, come è accaduto ad esempio al film evento Avengers: Endgame che sta polverizzando tutti i record di incassi a pochi giorni dall’uscita. Il film è prodotto dalla Disney, la casa che sempre più sta diventando portavoce dei diritti Lgbtq (ecc), delle minoranze etniche e del femminismo e che tra le altre cose sta provando anche a direzionare in senso “progressista” anche i classici amati dai bambini, inserendo scene gay nel live action de La Bella e la Bestia, ipotizzando una principessa Elsa di Frozen lesbica e avendo già creato un orribile mischione femminista con Maleficent, lettura anti-maschilista della favola “suprematista” La Bella Addormentata nel Bosco.

Ma soprattutto Endgame è il film che chiude l’epopea Marvel partita undici anni fa con Iron Man e che negli anni ha cercato di utilizzare i supereroi sempre più in chiave politica, come accaduto con Black Panther divenuto manifesto della minoranza afroamericana ma soprattutto con Captain Marvel, che al di là delle dichiarazioni spesso deliranti della protagonista Brie Larson contro “uomini bianchi eterosessuali” che tanto scalpore hanno creato tra i fan, per stessa ammissione di produttori e registi voleva inaugurare una nuova era del super-eroismo improntato sul femminismo, oltre ad aver fatto un ammiccamento per nulla velato all’immigrazione clandestina che ha fatto impazzire – negativamente – i fan per il modo in cui la storia è stata stravolta rispetto all’originale.

Polemiche surreali

Ma torniamo a Endgame. Perché le polemiche suscitate in alcune scene del film farebbero quasi sorridere se non palesassero un livello di pazzia arrivato a picchi inimmaginabili. La polemica che più ha avuto eco è stata quella relativa a Thor… grasso! Ebbene sì perché, senza fare spoiler, nel film vediamo un Dio del Tuono ancora scioccato dagli eventi di Infinity War e che si è lasciato, per così dire, andare. E lo ritroviamo ingrassato e alcolizzato con una ridicola ed evidentemente forzata pancia al posto dei pettorali e addominali che tanto avevano caratterizzato il personaggio a cui Chris Hemsworth dà il volto. Il problema è che la pancia dell’asgardiano viene spesso utilizzata per le gag comiche – tra l’altro bellissime, soprattutto quelle in tandem con il procione Rackoon dei Guardiani della Galassia – e il guerriero viene preso spesso in giro per il suo fisico trasandato e non più guerriero. Apriti cielo. La scelta dei registi, i fratelli Russo, è stata pesantemente attaccata sui social perché farebbe “body shaming”, ovvero la forma di bullismo che attacca l’aspetto fisico. Tanto che lo stesso Hemsworth ha dovuto giustificarsi dicendo che in questo modo si era voluto “umanizzare il personaggio”, che infatti brandisce un’arma spaziale che scaglia fulmini ed è dotato di una forza divina.

Ma non è tutto. Abbiamo già detto di Captain Marvel e del suo tentativo di svolta femminista. L’attrice Brie Larsen, tra le altre cose, aveva detto che ai maschi bianchi eterosessuali non sarebbe mai andato giù che ora l’universo supereroistico sarebbe ruotato intorno ad una donna e che una donna sarebbe stato l’essere più potente dell’universo – come in effetti è il suo personaggio, Carol Denvers – e già il finale di Infinity War faceva percepire che gli eroi sconfitti da Thanos avrebbero potuto vincere solo grazie all’arrivo della nuova eroina. Peccato che i Russo abbiano dato evidente prova di non sapere che farci con l’eroina galattica. Sempre senza fare spoiler, possiamo dire che tranne per l’entrata ad effetto l’apporto della Denvers alla battaglia finale rasenta l’inutilità. Ma soprattutto è al centro di una scena che ha attirato molte altre critiche da parte delle femministe e dei più feroci Social Justice Warriors. Infatti nel film c’è una scena in cui Carol guida una carica con tutti – ma proprio tutti – i personaggi femminili della saga. Palese il significato che si voleva dare alla scena: la nuova supereroina femminista guida le donne verso un futuro radioso in cui loro sono al centro di tutto. Peccato che la scena risulti talmente forzata che il pubblico “normale” ha riso scambiandola per una delle tante gag del film e le stesse femministe più accanite si sono scagliate via twitter contro la scena proprio perché palesemente forzata e innaturale, perdendo così ogni potenza politica e anzi generando l’effetto opposto.

Un segno, contro il fatalismo

Altra polemica interessante l’ha fatta scoppiare il quotidiano online Linkiesta, con una recensione al vetriolo davvero poco giustificabile se non per questioni politiche. Il motivo? Di fatto Thanos, il potentissimo villain che con le Gemme dell’Infinito può decidere delle sorti di tutto l’universo è una specie di Greta Thunberg: infatti il suo piano di dimezzare la popolazione dell’universo per poter redistribuire le risorse affinché non finiscano ricorda molto da vicino certe follie ecologiste che spingono a “non fare figli per non inquinare” e per non far finire le risorse energetiche. Tra l’altro ad inizio film lo vediamo tutto tenero e cuccioloso nella sua base, il Giardino, che è una sorta di paradiso ecologista di campagna con piante, uccellini e cottage di legno. Il fatto che un essere del genere possa essere visto come villain evidentemente fa impazzire di rabbia i fan della nuova paladina anti-sovranista. Curioso invece che il film esalti la difesa della famiglia, il combattere dando tutto per essa e che proprio la famiglia – tra l’altro in questo caso sempre “patriarcale” – sia il motore che muove gran parte degli eroi. Non certo perché i registi o gli sceneggiatori volessero dare un messaggio scorretto, ma è evidente che questa è una scelta del tutto normale quando si è sgombri da sovrastrutture politiche e mentali forzate a cui di fatto nessuno crede realmente se non i fanatici più trinariciuti.

Così come è curioso il fatto che la guerra eroica e disperata, quasi senza speranza – una possibilità su 14 milioni, come aveva detto Strange alla fine di Infinity War e qui ribadito – contro un essere che può decidere le sorti dell’universo intero e che si dichiara “ineluttabile” non possa che ricordare quell’insorgere contro il fatalismo di venneriana memoria.
Dubitiamo fortemente che i Russo abbiano voluto omaggiare lo storico francese, anzi possiamo asserire senza ombra di dubbio che non è così e che i registi siano ideologicamente quanto più possibile lontani da lui. Però che quella risposta di fermezza e affermazione eroica a quel “io sono ineluttabile” detto da Thanos risuoni proprio subito dopo il fuoco di Notre Dame, teatro del sacrificio di Venner, possiamo almeno considerarlo un segno.

Carlomanno Adinolfi

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