Il Primato Nazionale mensile in edicola

Repubblica Vendola utero in affittoRoma, 16 giu – “C’era una volta un pezzo di legno e due Geppetto”. Sembra l’inizio di una barzelletta “omofoba” su Nichi Vendola e la sua “parternità”, invece è proprio l’ex governatore pugliese a uscirsene con questa ambientazione favolistica per raccontare a Repubblica le meraviglie della sua vita “familiare”. Vendola vive a Montréal. Un curioso, ma neanche tanto, destino nordamericano per un esponente della sinistra del Vecchio Continente. Ma la conversione politica è esplicitamente rivendicata: “Ammetto che non c’è niente di simile nel vecchio comunismo. Ma io mi sono battuto per i diritti civili per tutta la vita e ho vissuto sulla mia pelle la vergogna per gli insulti sulla mia sessualità”. Il giornalista mette il dito nella piaga: “Sembri più un radicale che un comunista, più Pannella che Berlinguer”, dice. E Vendola non fa nulla per smentirlo, ripiegando sulla privacy: “Guarda che io e Ed non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà. Vogliamo solo vivere in pace”. Il privato non è più politico, evidentemente. In Italia non si torna, comunque: “Non permetteremo che il corpo di nostro figlio diventi una bandiera dei diritti civili”. Quindi, par di capire, il rifiuto della madre patria non deriva tanto dagli arcaismi omofobi, ma dall’invadenza del mondo Lgbt, che farebbe del bambino un testimonial vivente. È un passaggio di una certa importanza, ma che il giornalista, chissà perché, non sottolinea. Si resta in Canada, quindi: “Meglio tornare a ottomila chilometri dall’Italia in questa casetta piccolina in Canadà che è piena di grazia italiana”. Il tono è tutto su questa linea oleografica.

Repubblica descrive i “mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica”. Mentre, lo sappiamo bene, gli “omofobi” vivono in catapecchie sporche e puzzolenti, con arredamento pacchiano e la musica di Gigi d’Alessio. Che poi è un attimo a scivolare sullo stereotipo: stai a vedere che i gay hanno più gusto? Quindi si può dire? Mah. Intanto “Nonna Anna è ossessionata dal freddo alle orecchie e dunque di soppiatto, ogni volta che può, copre Tobia col cappellino”. Cosa che nessun’altra nonna fa e che è ovviamente rilevante nel pezzo di apertura del sito del più letto quotidiano italiano. La scena si fa sempre più coccolosa: “Vedo carezze, abbracci, risate, tanti piccoli e banali gesti romantici. E intanto, accanto a me, Nichi tende Tobia a Ed che allunga subito le braccia”. E noi omofobi che pensavamo che quando allunghi un bambino a un gay lui lo lascia cadere a terra. Ma c’è di più: “A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l’ho sentito piangere poco”, continua salmodiando il giornalista.

Prendete appunti: nelle famiglie gay i bambini non piangono mai. Intanto nel quartiere italiano di Nichi, l’arrivo di Tobia “è stato festeggiato come un dono di Dio”. Ah, ora si chiama Dio? E ancora: “Dimmi se queste non sono immagini benedette dalla grazia”, dice Vendola mostrando le foto della famiglia. Dio, la grazia… Ma il modello famigliare religiosamente “in ordine” non era l’avversario da battere? Ora scopriamo che non era sbagliata la formula della “famiglia tradizionale”, solo che la sua è più tradizionale ancora. L’ha detto Dio. O la grazia, non è chiaro. L’idillio non è comunque perfetto: al bar ci sono dei brutti ceffi. “Qui purtroppo ci sono sia la ‘ndrangheta sia Cosa nostra”. Maledetti italiani, sempre i giro per il mondo a rovinare i diritti. “Qui in Canada – spiega Vendola – come in gran parte del mondo evoluto, nessuno capirebbe le vignette, i titoli dei giornali, gli editoriali infiammati contro la scienza”. Abbiamo imparato un’altra cosa: se parlate dell’Africa non potete contrapporre a essa un “mondo evoluto”. Se parlate dell’Italia invece sì. Poi c’è il lapsus metafisico rivelatore: della donatrice di utero, Ed e Nichi dicono: “È la nostra Grande Madre”. Utero in affitto? Vendola arriva persino a comprendere che “ci sia un pezzo d’Italia per bene che possa sentirsi disorientata”, ma “se vedessero, se giudicassero in concreto e non in astratto, capirebbero tutto subito”, che poi è il motivo principale di questo pezzo assurdo, far vedere che anche i gay fanno le coccole ai bambini, e allora va bene così, quali argomenti si possono opporre alle coccole? Per Vendola “la gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia”. La risposta della scienza ai bisogni del bambino deve ancora venire, ma attendiamo fiduciosi.

Adriano Scianca

8 Commenti

  1. “la gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia”….in effetti l’egoista è sempre pieno di bisogni.
    Immaginarsi quello di famiglia poi…

  2. Ti auguro di affogare te e il tuo “marito” (mentre lo scrivo sono in bilico tra le risate e il disgusto) in un mare di merda e vomito! Luridi maiali!
    P.S: Se il mondo evoluto è questo, meglio la zappa!

  3. Piccoli mostri crescono…
    Mi fanno vomitare, che schifo i progressisti.
    Ha fatto un così bel lavoro nella sua amata Puglia, che vive a Montreal nella casetta dei puffi ma piena di grazia. Sicuramente un regalo della famiglia per i suoi servigi.

  4. A mio avviso bastava solo riportare le citazioni. Si commentano da sole.
    Disprezzo totale per un giornalista(Repu***ica) che partorisce un articolo simile.
    Non capisco cosa vogliano dimostrare.

  5. Peppone era sicuramente meglio e di Don Camillo neanche l ‘ombra ,
    Maradona almeno per Napoli ha fatto qualcosa

Commenta