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Roma, 2 feb – E alla fine anche Bergoglio si ricorda di “fare il Papa” e prendere posizione contro l’aborto. Nel ricevere i membri del Consiglio direttivo del Movimento per la Vita italiano in occasione della 31a Giornata nazionale per la vita, ha puntualizzato come l’interruzione volontaria di gravidanza non sia un diritto e la vita non sia un bene di consumo “usa e getta”, che debba sottostare a “un freddo calcolo di quanto abbiamo e di ciò di cui possiamo disporre”.

L’appello ai politici

Dure le parole del pontefice nei confronti di chi legifera sull’aborto senza però offrire alternative a questa pratica: “Quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale”. Bergoglio ha poi rivolto “un appello a tutti i politici, perché, a prescindere dalle convinzioni di fede di ognuno, pongano come prima pietra del bene comune la difesa della vita di coloro che stanno per nascere e fare il loro ingresso nella società, alla quale vengono a portare novità, futuro e speranza. Non si lascino condizionare da logiche che mirano al successo personale o a interessi solo immediati o di parte, ma guardino sempre lontano, e con il cuore guardino a tutti”.

Misericordia per chi abortisce

E continua ricordando che “spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni, patto che consente di guardare avanti con speranza. Dove c’è vita, c’è speranza! Ma se la vita stessa viene violata nel suo sorgere, ciò che rimane non è più l’accoglienza grata e stupita del dono”. Ricordiamo, tuttavia, come qualche giorno fa il pontefice di ritorno da Panama abbia lo stesso invocato la misericordia per le donne che abortiscono: “Ho voluto allargare a tutti i sacerdoti e non solo ad alcuni la possibilità di assolvere dall’aborto. Dobbiamo dare consolazione e non punire niente, tante volte, anzi sempre, ma le donne per stare bene debbono incontrarsi col figlio che hanno perso, riconciliarsi con lui”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

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