Roma, 21 lug – Correva l’anno 1978 e un giovane John Paul Young cantava la celebre canzone Love is in the air, indimenticabile ritornello dei mitici anni ’70. Corre l’anno 2017 e il ritornello pare essere di nuovo il medesimo, con un amore di nuovo nell’aria tra Angelino Alfano e Silvio Berlusconi, in virtù delle ultime settimane in cui si è concretizzato quel che era palese da mesi (o forse anni): il ritorno a casa del figliol prodigo.

Sebbene i diretti interessati abbiano smentito l’incontro – come due amanti qualsiasi – il ritorno a casa è quasi cosa fatta a dispetto delle prese di posizioni di circostanza di Renato Brunetta e dei populisti che ancora faticano ad interpretare le mosse anti-Salvini dell’ex Cavaliere. Angelino Alfano ha da tempo compreso l’inopportunità di una corsa in solitaria verso il 3%, soglia invalicabile complice la costante emorragia di “onorevoli” centristi verso Forza Italia. Così da mesi si studia una soluzione indolore per accogliere i “moderati” che hanno tenuto in vita gli ultimi tre governi, che pur essendo invisi all’elettorato, restano letteralmente amati dal buon Silvio misericordioso.
Se Dio perdona tutti, Berlusconi non è da meno, e non contento di stringere a sé gli alfaniani, riabbraccia anche l’ex filorenziano Flavio Tosi che riconosce in Berlusconi l’unico leader serio e credibile di un’area civica di centrodestra, opposta ai temibili populisti di cui Tosi rivendica l’esserne nemico giurato.

Se è vero che la guerra si fa con gli uomini di cui si dispone è altresì vero che la guerra personale di Silvio Berlusconi contro Matteo Salvini ha raggiunto e ampiamente superato tratti grotteschi e paradossali, con un leader ad oggi incandidabile disposto ad allearsi anche con Bertinotti pur di fermare l’avanzata dei pericolosi populisti. Crocevia determinante dell’alleanza con i “moderati”, termine di dubbio significato in politica, resta la tornata elettorale siciliana, dove i centristi hanno un peso decisamente diverso da quello nazionale dove sfoggiano malinconiche percentuali. Nell’isola l’alleanza con Alfano risulta ancora più grottesca perché non solo quest’ultimo governa tuttora col Pd di Crocetta, ma anche perché continua a strizzare l’occhio ad entrambe le coalizioni, in attesa del miglior offerent… pardon, della più ampia condivisione di idee e programmi.

A dispetto del pensiero di Berlusconi, in politica uno più uno non fa due, e la scelta di riaccogliere i protagonisti della più turpe pagina politica italiana, del Parlamento col più ampio numero di trasformisti, si rivelerà un grave errore per chi cerca in tutti i modi di fermare i “populisti”, sulla carta alleati, ma in verità odiati nemici da fermare con ogni mezzo. Resta dunque da chiedersi cosa farà il tradizionale elettorato berlusconiano: lo seguirà in quest’ultimo tango, o si abbandonerà al cambiamento?

Claudio Perconte

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