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Madrid, 21 lug – E’ stato riesumato oggi il corpo dell’artista spagnolo Salvador Dalì. E a Figueres, sede del Teatro Museo Salvador Dalì, dove si trova, imbalsamato, il corpo dell’istrionico pittore e dove la sua arte si respira un po’ dappertutto, l’evento ha catalizzato l’attenzione dell’intera cittadina e, ovviamente, dei media.

La riesumazione del corpo segue ad una causa di paternità iniziata nel 2015 da Pilar Abel Martinez, nata nel febbraio del ’56 proprio a Figueres e convinta di essere l’unica figlia del pittore il quale, ufficialmente, non ebbe figli. Se la paternità fosse confermata dall’esame del dna, che sarà svolto dall’Istituto Nazionale di Tossicologia, ovviamente, molto potrebbe cambiare anche dal punto di vista patrimoniale per la eventuale erede, dal momento che l’artista ha lasciato tutti i suoi averi allo Stato spagnolo, con il compito per la Fundacion Gala Dalì di gestirlo. Ecco perché, dopo aver tentato diverse strade alternative, il tribunale è stato costretto a procedere all’esumazione del corpo, trent’anni dopo la morte del pittore che ha contribuito a fare la storia dell’arte novecentesca.

Secondo il racconto della donna, la madre di Pilar, originaria di Pineda de Mar (nei pressi di Barcellona) lavorava stagionalmente a Cadaqués, località dove Dalì trascorreva le vacanze e dove i due avrebbe appunto intrattenuto – a margine della relazione ufficiale con l’artista russa Elena Dmitrievna D’jakonova – una frequentazione clandestina. Rimasta incinta, la donna si trasferì a Castellò d’Empùries (provincia di Girona) e qui si sposò, senza dire mai nulla sulla paternità. A svelare quella che lei sostiene essere la verità sarebbe stata, però, la nonna, quando la ragazza aveva ormai nove anni.

Dopo anni di battaglie legali, quindi, ieri la giornata decisiva, che permetterà di conoscere finalmente la verità sulla vicenda, grazie all’estrazione di dna dalle ossa (tibia, femore e denti) ed il confronto con il dna prelevato dalla saliva della donna lo scorso 11 luglio, in attesa dei risultati che arriveranno tra qualche settimana e di una sentenza definitiva che arriverà soltanto il prossimo 18 settembre. Nel frattempo, le operazioni si sono svolte con il massimo riserbo, con un telo che ha coperto le operazioni, mentre gli addetti sollevavano una lastra tombale di una tonnellata e mezzo. Sorpresa e stupore, invece, tra i turisti ignari e che ogni giorni visitano a migliaia il museo dove sono esposte le opere del pittore.

Emmanuel Raffaele

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