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Venezia, 7 mag- “Smuovere le coscienze”, è questo l’obiettivo dichiarato da Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, dove quest’anno campeggerà, nel bacino dell’ex fabbrica di navi della Serenissima, un peschereccio libico. E’ il relitto del barcone inabissatosi nell’aprile 2015 nel Canale di Sicilia: le vittime furono 700. Adesso il barcone è stato ribattezzato “Barca Nostra”, dall’artista svizzero Christoph Buchel, che ha ideato il progetto subito promosso dal curatore Rugoff.

Il relitto, recuperato a circa 350 metri di profondità, si trovava nel pontile Nato della Marina militare di Augusta dal giugno 2016, dove era stato portato in seguito a una lunga e complicata operazione costata oltre 10 milioni di euro. Lì era avvenuto il riconoscimento delle salme che si trovavano ancora dentro lo scafo del peschereccio.

La moschea nella chiesa

Ora il “barcone della morte” è stato trasformato in opera d’arte, collocata a Venezia e parte integrante dell’evento. “Lontana da distrazioni, lontana dal chiasso, invita solo a un grande silenzio e alla riflessione”, sottolinea il presidente della Biennale. Un’operazione destinata inevitabilmente a far discutere, perché si tratta di un barcone costato la vita a 700 persone e messo in mostra come simbolo delle “tragedie in mare”.

L’artista svizzero ideatore del “progetto” in questione è lo stesso che 4 anni fa alla Biennale di Venezia trasformò la chiesa di Santa Maria della Misericordia in una moschea. L’opera fu poi tolta per delle irregolarità nei documenti presentati da Buchel. L’artista non aveva infatti specificato l’uso che intendeva fare dell’installazione. Di sicuro era una trovata pubblicitaria che fece scalpore.

Alessandro Della Guglia

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