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Roma, 7 mag – E’ una costante degli scheletri nell’armadio. Non di chi ce li ha, proprio di chi li incarna per tentare di scrollarsi di dosso le ragnatele e apparire immacolato. Usano far così, ogni qual volta identificano un nemico da attaccare partono lancia in resta tentando lo scontro frontale. Poi si rendono conto di avere uno spettrale cavallo zoppo e l’arma spuntata. A quel punto cambiano strategia, mostrano il cipiglio scarlatto anni ottanta e ricorrono al monocolo comprato al mercato delle pulci al banco dei russi, quelli che vendono farlocchi cimeli militari dell’Urss. Passano così dalle pulci allo spulciare le vite altrui, indossando i panni ormai laceri di improbabili agenti del Kgb fuori tempo massimo. Nel caso di specie, accortisi che censurare i libri pubblicati da una casa editrice (da non credere) è un’operazione già sfuggita di mano al materialismo dialettico di Lukács, il nuovo spionaggio scheletrico ha tirato fuori un’antica pugna: gli scontri di piazza Navona.

Un’aggressione antifascista

Nulla a che vedere con Stalingrado, più prosaicamente si trattò di un’aggressione subita a Roma dai militanti del Blocco Studentesco. La storia, che tende a scostarsi dalla storiografia marxista come Sheldon Cooper dai terrapiattisti, ci dice che qualche centinaio di esponenti di collettivi universitari, centri sociali e partiti di estrema sinistra, assaltarono una quarantina di appartenenti al Blocco Studentesco con l’intento di “cacciare i fascisti” dal movimento studentesco sceso in piazza per protestare contro la riforma Gelmini. Era il 29 ottobre del 2008 e i “prodi” antifascisti scatenarono una guerriglia, con caschi e oggetti contundenti scagliati contro dei ragazzi che erano riusciti a creare un fronte generazionale trasversale. Da lì partirono una serie di censure mediatiche, racconti inventati e versioni giornalistiche che oggi verrebbero rimarcate con l’inflazionato inglese: fake news. Tutto quello che non ci auguriamo di vedere al Salone del Libro di Torino ma a cui qualcuno evidentemente vorrebbe assistere, visto il clima generato.

I nuovi censori

Grazie a un video pubblicato su YouTube dal Blocco Studentesco, le notizie farlocche vennero in parte arginate: si vedeva infatti la carica degli estremisti di sinistra che intendevano cacciare con la forza i “fasci”. Purtroppo eravamo ancora nell’epoca pre social, non c’erano gli smartphone e la diffusione dei siti online non allineati al pensiero dominante era ancora marginale. Oggi così alcuni giornaloni hanno pensato di ricorrere al monocolo e tirar fuori la “storia di violenza” dell’editore di Altaforte. Sì, perché Francesco Polacchi era a Piazza Navona, era uno dei responsabili del Blocco Studentesco e fu aggredito a bastonate. Si difese, non scappò, mostrò di non temere gli scheletri armati che provarono a massacrarlo.

Oggi i giornaloni correct ci raccontano, più di dieci anni dopo quei fatti, una novella già sentita. Ovvero che fu lui a “guidare gli scontri dei giovani fascisti contro gli studenti del movimento dell’Onda che protestavano contro i tagli del governo Berlusconi”. Ecco, a questo sono ridotti pur di prendersela con chi pubblica libri che agli scheletri non piacciono. Visto mai che mollino il monocolo e inizino a studiare la storia, quella non filtrata dalle lenti della censura.

Eugenio Palazzini

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