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Roma, 15 marzo – Dal Brennero alle isole tirreniche, dal Trentino Alto Adige al Friuli Venezia Giulia, fino ad arrivare in Calabria, Sicilia e Sardegna, i militanti della tartaruga frecciata hanno affisso decine di striscioni.



Camionisti bloccati al Brennero, la protesta di CasaPound

Al Brennero bloccano i camionisti, ma in Italia continuano ad entrare clandestini e terroristi”, si legge sugli striscioni. Cpi denuncia così la disparità di trattamento riservata ai lavoratori che, quotidianamente, affrontano svariati problemi nel passare le frontiere europee, mentre sulle coste italiane e dal confine orientale continuano a entrare clandestinamente in Italia migliaia di immigrati aiutati da Ong e associazioni immigrazioniste. Una protesta attuata dunque nelle maggiori città di confine interessate da un immigrazione sempre più incontrollata e pericolosa, come dimostrano i recenti arresti di foreign fighters e terroristi, alcuni dei quali coinvolti nella strage del Bataclan.

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In un momento di grave crisi nazionale, sia economica che sanitaria e sociale, ancora una volta in Italia sembra funzionare tutto all’incontrario. Il nuovo lockdown dovrebbe fermare ulteriormente la nazione fino al 6 aprile e, conseguentemente, inginocchiare ancora una volta i lavoratori italiani con in testa le partite IVA. Ma come sempre più spesso avviene negli ultimi anni, governati da governi tecnici o politicamente promiscui, troviamo pesi e misure differenti che aprono voragini legali enormi tra. Da una parte, i cittadini contribuenti continuamente minacciati e tartassati con sanzioni al limite della costituzionalità, e dall’altra invece immigrati introdotti clandestinamente in Italia e dei quali non si conosce identità o fedina penale, ma che trovano ogni sorta di aiuto e giustificazione tramite la gigantesca macchina dell’accoglienza architettata dalla sinistra.

“Camionisti costretti a pagare di tasca propria”

“L‘ultima stilettata è il dazio imposto agli autotrasportatori per attraversare il confine italo-austriaco del Brennero – comunica in nota CasaPound – dove l’Austria richiede il test del tampone e, l’Italia, non solo non fornisce tali test gratuitamente costringendo quindi i camionisti a pagare di tasca propria, ma non applica neppure una misura reciproca in entrata. A livello di politica estera poi, il governo persevera in un imbarazzante silenzio, facendo passare ancora una volta, e sempre più spesso, l’Italia per zerbino d’Europa.” Se al confine italo-austriaco del Brennero gli autotrasportatori italiani sono soggetti a continui controlli, fermi e tamponi, lo stesso non accade per gli immigrati che entrano clandestinamente in Italia.

“Miopia e scarsa lungimiranza derivate da risibile conoscenza del territorio – continua la nota – hanno provocato una scellerata politica di mancato controllo delle istituzioni sul confine orientale, in particolare nella fascia di territorio compresa tra lo stato sloveno e il Friuli-Venezia Giulia. Questa superficialità ha permesso che la rotta balcanica rimanesse attiva, con la complicità della Slovenia, nonostante le continue violazioni slovene del trattato di Dublino”.

Gli scarsi controlli ai confini

“In Sardegna – continua Cpi – i pochi controlli lungo il confine marittimo nella costa di S. Antioco, permettono a decine e decine di algerini di raggiungere in continuazione l’isola per mezzo di barchini, senza nessun controllo, per poi puntualmente creare problemi di carattere sociale e ordine pubblico nel pieno dell’emergenza sanitaria, in particolare al centro di accoglienza di Monastir dove, pochi giorni fa, è avvenuta l’ennesima maxi-rissa con diversi feriti.”

“La Sicilia – prosegue la nota – primo punto di approdo in Italia ed in Europa per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, è vittima di due distinti flussi di immigrazione. Quello subsahariano, con partenze dalla Libia agevolate dalle Ong e che trovano nell’agrigentino Porto Empedocle il principale punto di sbarco, e quello dalla Tunisia, cresciuto negli ultimi anni e che vede l’utilizzo di barchini scortati dalle navi-madri dei trafficanti fino a Lampedusa, dove l’hotspot fa registrare spesso numeri da capogiro. A Porto Empedocle, inoltre, ormeggiano oramai da mesi due navi quarantena piene di clandestini positivi al Covid, con costi esorbitanti sulle spalle degli italiani”.

“Alla vigilia del passaggio in zona arancione e nel silenzio dei media, anche la Calabria si ritrova meta preferita per gli approdi di barche cariche di immigrati – ribadisce CasaPound – Nelle ultime 24 ore sono approdate nella locride imbarcazioni con 76 immigrati iracheni ed iraniani, 46 dei quali risultati positivi al covid. Chiusi in casa per gli effetti delle misure restrittive delle autorità e costretti a perdere anche il poco lavoro rimasto, i calabresi continuano a vedere sbarchi di potenziali delinquenti e di persone contagiate che fanno inevitabilmente salire l’indice RT regionale, costringendo chi di competenza ad adottare misure ancora più stringenti”.

Andrea Bonazza 

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