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Produzione di petrolio in Gran Bretagna e consumo totale di energia in Europa

Londra, 29 giu – Le famiglie felici lo sono tutte allo stesso, quelle infelici lo sono ciascuna a modo suo. Non fanno eccezione le famiglie (cioè le nazioni) europee, tutte alle prese con torte sempre più piccole e per di più spartite in modo vergognosamente sproporzionato, ma ciascuna alla ricerca della propria specifica via d’uscita. Il tratto comune è che, finita la festa o la sua illusione, la più naturale delle tendenze umane a cercare protezione nell’identità riemerge prepotentemente: alla prima seria occasione, lungo le rive del Tamigi è esplosa la bomba Brexit.

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È un caso che sia toccato alla Gran Bretagna dare la stura a un movimento che difficilmente potrà essere arrestato? Forse no, vediamo perché. Londra ha goduto di un regalo della natura tanto inaspettato quanto gigantesco, materializzato nel petrolio del Mare del Nord, la cui estrazione iniziò soltanto nel 1975 ma che, purtroppo per loro, è durato poco più di un sogno, avendo incontrato il picco di produzione già nel 1999 con quasi tre milioni di barili al giorno: un’enormità che in quell’anno valeva qualcosa come 20 miliardi di dollari all’anno. Il problema è che, invece di approfittarne per potenziare il proprio sistema industriale e manifatturiero, i governi di sua maestà scelsero di centrare l’economia britannica sul nucleo finanziario parassitario della City, trasformandolo in uno dei centri mondiali del riciclaggio di denaro più o meno sporco, un porto franco a disposizione dei trafficanti di tutto il mondo. Fu così che, di fronte al successivo rapidissimo crollo dell’estrazione petrolifera, ormai ridotto al 30% rispetto al valore di 17 anni fa, l’espansione della produzione industriale durò soltanto un altro anno, per poi precipitare attraverso gradini successivi fino a raggiungere, oggi, i livelli dei primissimi anni 1990. Non può quindi meravigliare se la gran parte della società britannica, in particolare quella memore dei relativi fasti del passato e che non appartiene alla ristretta cerchia dei beneficiari della turbo-finanziarizzazione, avverta un pesante senso di sconfitta e tradimento, probabilmente un vero e proprio odio per una politica, Tory e Labour indistintamente, tanto dissennata.

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Indice della produzione industriale in Gran Bretagna

Va tanto diversamente nel resto del vecchio continente? Pare di no, dal momento che il consumo complessivo di energia di tutti i paesi europei – Italia, Francia e perfino Germania incluse – ha toccato il picco nel 2005, per poi tornare ai livelli del 1994. Tutto questo, nonostante una politica monetaria (globale, non soltanto europea) tanto accomodante da aver creato un debito senza precedenti, delle cui imminenti conseguenze si era avvertito molti mesi fa su queste colonne. Il leit motiv è sempre lo stesso, insomma: bolla finanziaria parassitaria da una parte, fine delle speranze e della mobilità sociale per il 90% delle popolazioni. C’è perfino da dubitare che i nuovi arrivati dall’altra parte della ex cortina di ferro se la passino meglio oggi rispetto a 30 anni fa.

L’Europa è in declino e questo è un dato di fatto. Le dirigenze politiche che hanno assecondato il dominio della finanza, la globalizzazione e l’invasione immigratoria, le disuguaglianze, e barattato il benessere dei popoli con la truffa dei cosiddetti diritti civili a prescindere, difficilmente saranno perdonate: le premesse materiali ci sono tutte affinché la Brexit sia soltanto l’inizio.

Francesco Meneguzzo

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