Roma, 23 giu – I Brics rilanciano il loro progetto di moneta unica, come riportato da Libero sulle ultime dichiarazioni di Vladimir Putin. Ma il precedente modello non è che sia stato un gran successo.

Brics, moneta unica per contrastare il dollaro

Già nella metà di marzo, come pubblicato su Linkiesta, c’è stato un incontro intitolato “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”. Nel corso di esso, si è parlato di un nuovo sistema monetario. Una discussione in realtà in piedi dal 2020, quando l’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione economica euroasiatica, lo rese pubblico. L’Uee però non comprende in realtà i Brics (cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) ma la Federazione Russa, la Bielorussia, il Kazakistan, l’Armenia e la Kirghisia. Un’ unione interessata a collaborare nell’ambito della nuova Via della seta avviata da Pechino.

Il cui progetto internazionale però si dirige proprio ai Brics e alla creazione di una moneta unica, basata su un paniere di valute ancorato a materie prime come l’oro (ed altre sempre considerate di valore strategico).  Vladimir Putin, dal canto suo, approva. E lo annuncia direttamente al Business Forum Brics. Che si propone come obiettivo quello di un nuovo ordine mondiale in cui finisca l’egemonia statunitense. Secondo quanto detto il presidente russo, il sistema di trasmissione dei messaggi finanziari è utile a collegare le banche dei Paesi Brics. L’idea c’è, ma la realizzazione è complicata. Senza contare che, nel novero di un’eventuale riuscita, a farla da padrone sarebbe la Cina. Probabilmente con una sorta di “vicereame” russo. Ma la sostanza cambia poco.

I “grandi successi” dell’euro non depongono a favore

Diciamo che, se si parla di moneta unica, il precedente non è che sia proprio esaltante. Un progetto, l’euro, nato ufficiamente come proposta di sostituzione al dollaro come valuta di scambio internazionale, ma non approdato mai a nulla di tutto ciò. Una moneta elargita con interessi che ha più vincolato anziché “liberare” le energie produttive dei Paesi contraenti. Dopo 20 anni, il dollaro è in discussione come valuta internazionale, ma non certo per la “temibile concorrenza” della moneta unica europea. Bensì per altre, pesanti questioni. Su tutte, la concorrenza della Cina sulla scena mondiale e la consapevolezza del nuovo contesto multipolare, sia in termini economici che geopolitici. Realtà ormai stabili che renderanno sempre più improbabile, nel futuro, che il dollaro rimanga la “moneta mondiale” per eccellenza.

Stelio Fergola

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